Sicurezza
«Troppa fretta per le farmacie»
Le opposizioni di centrodestra criticano nel metodo e nel merito la decisione di alienarle in blocco
GROSSETO. «Vendere la gestione delle farmacie comunali? Quanta fretta! E poi sarebbe meglio vendere le farmacie una a una». Le opposizioni di centrodestra – Pdl, Buongoverno, Fratelli d'Italia e Lista Lolini – manifestano la loro contrarietà all'atto di indirizzo che approderà in consiglio comunale domani mattina.
Una posizione «che non è preconcetta – dice il capogruppo del Pdl, Giacomo Cerboni – anche perché sul progetto di unificazione delle tre società in house del Comune (San Lorenzo Servizi, Grosseto parcheggi e Investia, ndr) non abbiamo manifestato alcun tipo di chiusura». Ma la partita delle farmacie è ben diversa. Intanto Cerboni critica il metodo, il voler cercare in consiglio comunale, con un atto di indirizzo «che di fatto decide tutto», di blindare una maggioranza che, evidentemente, proprio tutta unita non è. È lo dimostrano anche le sottolineature del capogruppo del Psi, Francesco Giorgi, che ha fatto le pulci all'atto di indirizzo e ne proporrà una sostanziale modifica.
«Sulle farmacie – dice ancora Cerboni – la giunta comunale ha avuto una fretta dell'ultimo minuto: della cessione della società Farmacie comunali riunite (Fcr) si parla da mesi, ma non era mai approdata in commissione fino a stamani, si fanno le corse e si convoca un consiglio per un atto di indirizzo il cui unico scopo è blindare la maggioranza». Nel merito, poi, il centrodestra è contrario a questa operazione perché «una maggioranza che per 7 anni discute addirittura sull'opportunità di riacquistare il 49 per cento della società Fcr in mano ai privati - ricorda Cerboni - poi all'improvviso decide che la stessa società produce pochi utili e deve essere venduta proprio quando si sta andando verso la liberalizzazione del settore: in questo momento – conclude Cerboni – rischiamo la svendita della società» che tra l'altro non solo ha la gestione delle farmacie comunali, la cui titolarità resterebbe al Comune, ma ha anche la proprietà dei punti vendita e di alcuni ambulatori.
Insomma, un bell'affare per chi compra a un prezzo che, secondo l'opposizione, sarebbe inferiore al valore che le farmacie avrebbero se venissero vendute una per una, come si è deciso di fare con quella di via Civitella Paganico.
Un'opzione che – spiega Cerboni – sarebbe preferibile, visto che l'obiettivo è fare cassa e avere risorse per rispettare il patto di stabilità (ma perché, allora – è il pensiero che circola – non si è deciso di vendere il campeggio di Principina mare?). Tra l'altro, lo “spezzatino” consentirebbe ai farmacisti non titolari di poter accedere alla titolarità, invece di favorire solo qualche grande gruppo.
Ma alla contrarietà espressa dal centrodestra si accompagnano anche le perplessità manifestate anche dal capogruppo del Psi Giorgi il cui partito è da sempre contrario, in linea di principio, alla vendita di Fcr, una società che produce utili. Giorgi ha contestato l'atto di indirizzo nelle parti in cui motiva la scelta di vendere mettendo in primo piano l'interesse del socio privato che, da tempo, vuole disfarsi della propria partecipazione.
Inoltre non è piaciuto, a Giorgi, il fatto che il Comune debba occuparsi anche di vendere la quota del socio privato, quando potrebbe limitarsi a cedere il proprio 51 per cento, lucrando il premio di maggioranza e lasciando ai privati l'incombenza di vendere le proprie azioni al prezzo che riusciranno a spuntare. Insomma, se il 49 per cento è poco appetibile affari loro. E Giorgi chiederà di emendare l'atto di indirizzo proprio in questa direzione.
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