Il Tirreno

Grosseto

Sparano a un lupo e lo gettano in piazza

di Fiora Bonelli
Sparano a un lupo e lo gettano in piazza

L’animale trovato da alcuni commercianti alle 7,30: potrebbe essere anche un ibrido, indagini dei carabinieri

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ROCCALBEGNA. Un “lupo” è stato ucciso a pallettoni ed esposto in piazza IV Novembre a Roccalbegna ieri mattina, una sorta di urlo di dolore (illegale) degli allevatori della zona amiatina, le cui greggi sono ogni giorno decimati dall’assalto di canidi.

Perché così vengono definiti i predatori di pecore e agnelli sgozzati e trucidati da questi animali: canidi. Possono essere cani inselvatichiti, ibridi o, in qualche caso, lupi. Difficile avere carta di identità certa per tutte le volte che sono avvistati. Fatto sta che da 12000 capi di pecore che c’erano a Roccalbegna fino a poco tempo fa, oggi la conta si è ridotta a 3000, anche se il drastico calo non può essere ricondotto solo agli attacchi dei predatori. Certo è che si tratta di un disastro per un settore che fino a qualche tempo fa era la prima fonte di reddito della zona: e non per la carne ma, soprattutto, per il latte destinato ai caseifici.

Ed è quasi sicuramente per questo che qualcuno, esasperato, avrà pensato di portare in piazza, a Roccalbegna, un esemplare ritenuto responsabile delle depredazioni consuete che gli allevatori non sanno più come fronteggiare. In questo scenario di contestazione, dunque, e di malessere ormai antico, acuito anche dalla grave crisi economica in atto, lunedì mattina verso le 7,30, nella piazza principale di Roccalbegna, è stato trovato il canide, ucciso con arma da fuoco.

Lo hanno segnalato per primi alcuni commercianti che erano arrivati nel paese amiatino per il mercato e immediatamente sono state chiamate tutte le autorità competenti per un caso simile: servizi veterinari, polizia provinciale, carabinieri, amministratori, sindaco. C’è stato un summit di tutti i referenti del caso e poi sono giunte le disposizioni per stabilire se il canide fatto trovare in piazza sia davvero un lupo o no.

Lo accerterà il centro zooprofilattico che darà una risposta facendo una mappatura genetica dell’animale.

La querelle ormai antica, se i predatori siano ibridi o lupi, non è infatti di secondaria importanza, perché nel caso dei lupi (che sono razza protetta e tutelata dalla legge), sono previsti dalla legge dei risarcimenti per gli allevatori, che invece restano senza alcun sostegno se si decreta che sono cani inselvatichiti.

Oltre tutto, poi, gli allevatori devono anche frugarsi in tasca per smaltire le carcasse degli animali uccisi, aggiungendo spese a spese e soprattutto aggiungendo alle perdite di capi di bestiame e di latte e di tutto il resto, anche i costi supplementari per smaltire ciò che resta delle pecore sgozzate.

Molte sono state le iniziative anche istituzionali per fronteggiare la situazione, compresa quella dello scorso novembre che si tenne a Roccalbegna e a cui partecipò anche l’assessore provinciale all’agricoltura Enzo Rossi, in cui si dette il via alla disposizione sul territorio di alcune gabbie per catturare i canidi. Una iniziativa che ben poco ha risolto, perché i lupi dentro le gabbie, per loro natura non ci vanno e dunque la situazione è ancora in attesa di soluzione.

Sul versante degli allevatori non sono mancate, poi, manifestazioni anche eclatanti, come quella, di qualche tempo addietro, quando un pastore esasperato, nei pressi di Santa Caterina di Roccalbegna, espose in un suo campo, come totem, dei pali con teste di pecore conficcate in cima, testimonianza di una protesta silenziosa ma significativa ed esemplare.

Il sindaco di Roccalbegna Massimo Galli, accorso in piazza subito dopo la segnalazione e dopo il summit con il servizio veterinario, la polizia provinciale e i carabinieri, è preoccupatissimo: «Fermo restando che quello a cui la comunità ha assistito resta un gesto che non condividiamo, bisogna dire che percepiamo il gravissimo disagio e il risentimento degli allevatori. Da anni i dati ci riferiscono di una situazione diventata insopportabile e a cui, invano, sono state cercate delle soluzioni. I predatori si moltiplicano e le conseguenze sono più che preoccupanti. Dall’ultimo censimento dei capi di ovini allevati, infatti, che ci davano il lusinghiero numero di 12-13000 capi, oggi, la conta ci dice che siamo a 3000. Quando arrivano i predatori sono anche 10-20 capi per volta che sono distrutti e queste sono perdite notevolissime, chiusura di aziende, depredazione del territorio. Lo scorso novembre in una riunione con l’assessore Rossi si cercarono soluzioni, compresi risarcimenti per gli allevatori, Comunque bisogna dare risposte, questo è certo».

Intanto, da parte degli investigatori, le indagini sono in corso. L’autore del gesto rischia fino a due anni di carcere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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