Dagli inizi con il Gs Curiel ai titoli italiani e mondiali
GROSSETO. La bicicletta era qualcosa di più di una semplice passione per Andrea Nencini, appoggiato da babbo Sergio, ex cicloamatore del Gs Maremma, e mamma Nadia. Andrea era un predestinato. A 9...
GROSSETO. La bicicletta era qualcosa di più di una semplice passione per Andrea Nencini, appoggiato da babbo Sergio, ex cicloamatore del Gs Maremma, e mamma Nadia. Andrea era un predestinato. A 9 anni iniziò a muovere i primi passi con il Curiel, poi passò al Caffè River negli allievi e al Romito tra gli juniores, poi per altri 3 anni fu con il Corale di Impruneta. Difese per un anno i colori della Fracor e ancora quelli del Penna, terminando la carriera dilettantistica col Perugino.
In questi anni ottenne splendidi risultati, tanto che nel 1999 si spalancarono le porte del professionismo, con la società bergamasca del Team Polti, diventando compagno di Ivan Gotti, Davide Rebellin e Richard Virenque.
Nel 2000 Andrea passò alla Colpack, prima di tornare in Maremma e diventare una prima stella del ciclismo amatoriale nostrano, ma anche di quello italiano e mondiale.
Nel palmares ci sono diversi titoli italiani Interforze e Vigili del fuoco, conquistati sulle strade di Peccioli, Lari, Civitavecchia e Roma. A Montefiascone, nel 2007, arrivò il titolo mondiale dei Pompieri.
Il primo ad accorgersi della classe di Nencini fu Daniele Galluzzi che lo volle nel suo super team nella stagione 2001 e con i “diavoli rossi” rimase fino al 2006, anno in cui decise di traslocare al Maryneer Cycles , mentre nel 2008 fu tesserato dal Gc Monte Argentario. Nel 2011 si trasferì al Team Perin e da pochi mesi dava il suo apporto per l’Ss Grosseto del presidente Prisciandaro. E ciascuna di queste squadre ha beneficiato della sua voglia di primeggiare. Il nome di Nencini rimarrà per sempre scolpito nell’albo d’oro del Memorial Marisa Rocchi, Maremma Bike Trophy, Giro della Maremma, Gran Fondo della Maremma e in tutte le corse in cui ha mostrato di avere un passo in più rispetto agli avversari.
Maurizio Caldarelli
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