Sicurezza
In città il voto a Grillo viene dai giovani
L’analisi di Giustizia & Libertà: «Il Movimento 5 Stelle ha un vistoso deficit di democrazia interna»
GROSSETO. “Elezioni 2013. Un quadro politico complicato”. È il titolo di una partecipata conferenza che si è svolta qualche giorno fa, nella sala-convegni del museo di storia naturale della Maremma, organizzata dal circolo grossetano di Giustizia & Libertà.
Franco Fanelli ha esaminato i risultati delle recenti elezioni politiche approfondendo gli aspetti numerici a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale, elaborando il sistema degli indici per valutarne il significato in maniera semplice e immediata. Non solo. Sono stati studiati e commentati i flussi, le preferenze dei giovani e l'astensione. Infine, il rischio ingovernabilità a causa della legge elettorale che non assicura né stabilità né rappresentatività.
Tre ore di slide seguite da un ampio dibattito partendo dall'assunto che il voto - sono parole di Fanelli - «richiede un'indubbia competenza di base».
Fanelli ha insistito sul fatto che «per stare insieme occorrono sempre delle regole. Sempre e ovunque. Non si può vivere senza regole. Possiamo cambiarle ma solo utilizzando quelle esistenti. La premessa quindi è conoscere e comprendere la Costituzione». Tutto ciò in premessa.
Poi Fanelli ha parlato del Movimento 5 Stelle. «È un brido tra partito e movimento, con grandi intuizioni a favore della partecipazione, ma con un vistoso deficit di democrazia interna. Elementi questi che fanno capire l'urgenza di tutelare con una legge la vita dei partiti. Altrimenti rischiamo di cadere dalla padella del vecchio partito autoreferenziale, nella brace del webbismo, il populismo on line, dove si fa tanto fitness democratico in rete ma alla fine comanda il vertice». Ovviamente non è mancata la replica di alcuni sostenitori del M5S presenti in sala (e, sotto, c’è la replica di Giacomo Gori, ndr).
Interessante è stata anche la sessione dedicata all'esame della legge elettorale (“il porcellum non ha fondamenti costituzionali”) e ai risultati emersi dalle urne sul territorio grossetano con raffronti a livello nazionale e regionale.
La città di Grosseto ha un trend molto simile a quello dell'Italia, con scostamenti minimi di percentuali dei tre principali attori della scena politica. Fanelli ha quindi evidenziato la bocciatura netta del centrosinistra a Orbetello (dove M5S è il primo partito) e il fatto che a Castiglione della Pescaia la coalizione di centrodestra ha la maggioranza ma il Pd è il primo partito.
A Follonica invece il centrosinistra tiene meglio che altrove. Infine la risposta a un punto interrogativo che molti si sono posti dopo queste elezioni, e cioè quello relativo all'origine dei voti del Movimento 5 stelle. Naturalmente i contributi maggiori vengono dai partiti maggiori.
Come evidenzia anche l'istituto Cattaneo nella maggioranza delle città il principale tributario è rappresentato dal Pd e non dal Pdl. Questo vale soprattutto nel Centro-nord: il flusso maggiore al M5s viene dal Pd a Torino, Brescia, Bologna, Firenze, Ancona (unica eccezione Padova col flusso dalla Lega); lo stesso vale per Napoli; non vale invece per due città del Sud analizzate come Reggio Calabria e Catania. Qui l'emorragia è del Pdl.
Il secondo contributo importante al M5s viene dalla Lega, soprattutto nelle zone "bianche": a Brescia il 30% di coloro che hanno votato M5s è rappresentato da persone che avevano votato Bossi nel 2008, e questa percentuale è ancora superiore a Padova (quasi la metà dei voti al M5s è di ex votanti Lega).
A Grosseto, invece, gli oltre 15 mila voti del M5S alla Camera proverrebbero per più di 1/3 dal Pdl, 1/3 dal Pd e 1/3 da altri. Da segnalare, nel confronto, con il 2008, che i giovani hanno scelto o il M5S o Rivoluzione Civile. Cinque anni fa, a Grosseto, erano i partiti di destra ad aver ottenuto un successo netto tra gli under 25. Ora il trend è cambiato e i partiti “tradizionali”non hanno ancora le ricette per invertire di nuovo questa tendenza.
Gabriele Baldanzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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