Attenzione
Lavanderie Alto Adige, Stato debitore
La filiale di Massa ha chiuso per i 3 milioni avanzati. Licenziate 8 persone, restano due autisti
MASSA MARITTIMA. Otto persone costrette a lasciare il posto di lavoro per colpa dello Stato e dei debiti che lascia con le aziende con cui firma appalti. Nell’epoca della crisi economica, infatti, capita che anche il pubblico (in genere ritenuto cliente affidabile) non rispetti gli impegni presi. È il caso della Lavanderie Alto Adige, società in attivo costretta però a chiudere la sua filiale a Massa Marittima per i debiti non saldati dalle pubbliche amministrazioni del centro Italia.
«Siamo una ditta con un ottimo fatturato e ben 300 dipendenti sparsi tra Italia ed Europa – spiega il titolare Riccardo Bolognini – Nel nostro Paese abbiamo altre sedi che funzionano, una al nord e l’altra in Sicilia, per esempio. Però siamo stati costretti a chiudere la nostra filiale distacca nel centro, a Massa Marittima appunto, perché avanziamo tre milioni di euro dallo Stato».
La Lavanderie Alto Adige nasce da due fratelli di origine massetana, che a loro tempo si trasferirono nel nord-est per dare vita al sogno di una piccola azienda. Con il tempo però sono riusciti ad espandersi, grazie al lavoro e alla qualità dei servizi svolti. Così sono riusciti ad aprire una filiale anche nella zona industriale di Valpiana, richiamando l’attenzione, oltre dei privati, di molte amministrazioni comunali, che hanno stretto accordi per il lavaggio di uniformi e pettorine. Sulla sede massetana quindi diventa il punto di riferimento per molti enti pubblici del centro Italia, soprattutto della zona romana, e riesce a dare lavoro a una decina di persone della zona.
Gli affari vanno bene e la dislocazione tra nord, centro e sud assicura l’attività in tutto il paese. Poi però le cose cambiano: gli appalti non vengono portati in porto e gli accordi non vengono rispettati. «Il pubblico ha continuato ad accumulare debiti e alla fine siamo arrivati ad un punto in cui lo Stato ci deve circa tre milioni di euro». Tanti, tantissimi soldi, a cui si deve aggiungere il progressivo calo del lavoro nel centro, in controtendenza con le altri sedi italiane dove la Lavanderie Trentino Alto Adige continua ad assicurare reddito e occupazione.
«Siamo stati costretti a chiudere la filiale di Massa Marittima perché non c’era più attività» continua Bolognini. La diretta conseguenza è stata la perdita dei posti di lavoro per i dipendenti, che prima, intorno al 2010, hanno assaggiato la cassa integrazione, e poi sono giunti in accordo con la società gli estremi per un licenziamento collettivo per otto persone.
Tutte sulla quarantina d’anni, costrette ora a ripianificare la loro vita. Ma la società non ha voltato le spalle a Valpiana e alle zone delle Colline Metallifre (i dipendenti infatti erano di Massa Marittima, Gavorrano e Grosseto).
«In quella filiale abbiamo chiuso la produzione, ma abbiamo mantenuto la logistica e i trasporti» spiega Bolognini. In questo modo, hanno ancora il loro posto di lavoro due autisti di Massa Marittima e un dipendente di Grosseto. Insomma, la società per la filiale di Massa Marittima ha fatto quello che poteva. A differenza dello Stato, che con i suoi debiti ha portato al licenziamento di otto persone.
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