La manifestazione
Cacciatori a scuola, scoppia la bufera
I corsi di educazione alla conoscenza della fauna nel mirino della Lav, ma la politica conferma: «Buona iniziativa»
GAVORRANO. Animalisti contro il resto del mondo. Da oltre un mese c'è polemica nella zona nord dove la dirigente dell'istituto comprensivo"Giovanni Pascoli" di Gavorrano-Scarlino, Assunta Astorino, da anni autorizza Arci Caccia a entrare nelle scuole con un interessante progetto sulla fauna della Maremma.
Tutto inizia da un articolo pubblicato a fine gennaio sul nostro giornale dal titolo “Arci caccia e studenti, il matrimonio funziona”, nelle pagine speciali dedicate all'attività venatoria, in cui il presidente di Arci Caccia Claudio Sozzi racconta con orgoglio il progetto e spiega come si declina nelle scuole del territorio. Da quel momento la preside di Gavorrano viene letteralmente investita da decine di mail in cui, con toni perentori, la si invita a cambiare registro, a negare, anzi rinnegare, la collaborazione con questa “gentaccia”, i cacciatori appunto. Si arriva perfino a coinvolgere il provveditore Elisa Amato Nicosia (oggi sarebbe corretto dire il dirigente dell'ambito territoriale scolastico della Provincia di Grosseto) e di seguito Angela Palamone, direttore generale delll'ufficio scolastico regionale per la Toscana. Ma la preside sa il fatto suo. È una donna tosta. Parte dalla consapevolezza di non aver disatteso leggi o circolari. Risponde e tira dritto.
Nei giorni scorsi la questione diventa pubblica, non più confinata alle mura della scuola. Lav Grosseto, attraverso il suo leader Giacomo Bottinelli, torna all'attacco della dottoressa Astorino. Stavolta le armi non sono le solite email scritte da animalisti sparpagliati in mezza Italia e sempre pronti alla mobilitazione “copia e incolla”. Stavolta si grida sui giornali: «Fuori la caccia dalla scuola! Essa è ben lontana dalla tutela dell'ambiente; è un'attività violenta e crudele». Poi l'invito alla dirigente a una «matura riflessione per mettere fine a un qualcosa che non va certamente nella direzione nella quale un istituto scolastico moderno dovrebbe muoversi».
La prima replica è di Arci Caccia, che non le manda a dire: «Sarebbe bastato che i dirigenti di Lav si fossero rivolti direttamente a coloro che hanno potuto assistere a questo progetto didattico (studenti, insegnanti e genitori) per apprendere da loro come questa iniziativa sia stata tutto fuorché violenta. Ciò che provoca sconcerto è il grado di fondamentalismo che permea certe prese di posizione, intrise di verità precostituite che nulla hanno a che spartire con la reale conoscenza della materia e che indicano, in modo inequivocabile, come il furore ideologico compensi una totale e disarmante ignoranza per quanto concerne la vita degli animali e l'attività venatoria».
«L'Arci Caccia - prosegue Sozzi - non ha mai inteso organizzare questi corsi con l'intento di intercettare nuovi adepti per l'attività venatoria, quanto piuttosto per far conoscere alle giovani generazioni aspetti fondamentali della realtà che li circonda e che una cultura disneyana, urbanizzata e consumistica, ha completamento rimosso dalla vita quotidiana». Per Arci Caccia Bottinelli «liscia il pelo a sentimenti ipocriti e moralistici, pensando di promuovere il bene umanizzando la fauna, ma questa operazione è una sciocchezza sotto tutti gli aspetti, a cominciare da quello filosofico per terminare con quello tecnico-scientifico». Ieri, poi, contro l'uscita della Lav, a difesa di Arci Caccia e dirigente scolastico, è scesa in campo la politica, ad ogni livello. Comunisti Italiani, Pd, parlamentari e amministratori locali, hanno messo nel mirino Bottinelli, ricordandogli che la caccia è legittima e regolamentata da severe e rigide disposizioni di Legge e che semmai è l'atteggiamento di Lav irrispettoso dell'ordinamento giuridico.
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