Il Tirreno

Grosseto

Coopservice, rottura Tornano a rischio venti posti di lavoro

di Maurizio Bernardini
Coopservice, rottura Tornano a rischio venti posti di lavoro

Salta l’accordo fra sindacati e l’azienda che gestisce le pulizie all’ospedale. Scatta lo stato di agitazione

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GROSSETO. L’accordo tra Coopservice e sindacati non c’è. L’azienda che gestisce le pulizie negli ospedali di mezza Italia, Maremma compresa, ha scelto di proseguire spedita verso la propria strada. Torna dunque l'incubo licenziamenti per almeno venti vestaglie a strisce. Sono trascorsi appena sei mesi da quando la cooperativa emiliana, che vanta qualcosa come 620 milioni di euro in ricavi e 15 mila dipendenti, decise di sbattere in cassa integrazione 140 dipendenti grossetani. Era l’effetto dei tagli alle aziende sanitarie imposti da Stato e Regione. Cura dimagrante che aveva portato l’Asl9 a ridurre dell’11% i quattrini erogati a Coopservice. Oggi le cose vanno di male in peggio, tanto che la trattativa con le parti sociali, divenuta nel frattempo – visti i diversi territori interessati - di carattere nazionale, ancora non ha portato a nulla di buono. È di lunedì scorso l’ultimo incontro tra il colosso reggiano, sindacati e intermediari del ministero del lavoro. Lì si è tornati a discutere per l’ennesima volta del licenziamento collettivo avviato il 23 gennaio scorso per 289 dipendenti: «La trattativa – dice Andrea Ferretti della Filcams Cgil - si è chiusa con un mancato accordo nonostante si siano svolti da dicembre 2012 a oggi quattro incontri in sede sindacale nazionale e svariati appuntamenti a livello territoriale». Intanto in Maremma è sceso il numero di chi rischia il posto: tra le vestaglie a strisce che hanno visto la brutta aria che tirava (e dunque scelto di cambiare mestiere) e chi era in scadenza di contratto, il gruppo si è ridimensionato. Erano 35, oggi sono una ventina. Senza considerare che pare ormai imminente l’arrivo della sponda proposta dall’azienda sanitaria, che si è detta disponibile ad affidare ad alcuni lavoratori della Coopservice il trasporto di medicinali e barellati. «Dovrebbe partire a breve. Chiederemo presto un incontro per fare il punto sulla situazione con l’Asl. È per tutte queste ragioni che poter aspettare qualche altro mese grazie alla cassa integrazione in deroga avrebbe dato la possibilità di respirare e risolvere in altro modo la faccenda. Invece Coopservice ha rifiutato anche la proposta avanzata dal ministero che aveva in mente di concedere la cassa integrazione in deroga per sei mesi (il doppio di quanto avviene di norma). Una proposta avanzata proprio per dare più tempo ad azienda e parti sociali di trovare la soluzione migliore». Ma la piega che sta prendendo la faccenda è ben diversa, tanto che dalla Cgil dicono chiaro e tondo: «Abbiamo il timore che Coopservice vada avanti forzando su singoli individui che, intimoriti dalla mobilità, potrebbero arrivare ad accettare riduzioni contrattuali non previste. La posizione assunta dalla cooperativa non è solo un passo indietro rispetto a quello che era stato già concordato, ma è, nei fatti, un ricatto». Ma tra le tante note stonate della vicenda ce n’è una che infastidisce più di ogni altra i sindacati: Coopservice è una cooperativa «E abbiamo fatto notare – prosegue Ferretti - che con imprese private, che non hanno l’obbligo mutualistico di tutelare l’occupazione, è stato possibile definire accordi sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Una mossa per evitare che i tagli derivanti dalla spending review fossero scaricati sui lavoratori, garantendo a quest’ultimi occupazione e reddito. E invece con una cooperativa siamo arrivati a questo punto». È per tutte queste ragioni che i sindacati hanno deciso di dichiarare lo stato di agitazione. Nei prossimi giorni non sono escluse proteste clamorose, come un sit-in davanti alla sede Coopservice a Reggio Emilia. Insomma, le vestaglie a strisce faranno di tutto per salvare il proprio lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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