Il dolore
Amico in officina, multato per lavoro nero
Carrozziere di Caldana costretto a pagare 1.500 per non chiudere e ad assumerlo per un giorno
GROSSETO. L'amico di tanti anni che a due passi dalla sua officina di Caldana sta "grattando" con la carta vetrata la carrozzeria di un'auto.
E poi la pioggia che batte e spinge il titolare a invitare l'amico all'interno della bottega. «Ma solo per fargli un piacere», giura il carrozziere Massimo Zannerini. Solo che tre ispettori dell'Inps, proprio in quel momento, arrivano per un controllo. «Ho provato in tutti i modi a spiegare che il mio amico non stava lavorando per me, ho detto la verità, la mia è una ditta individuale, l'ultimo dipendente l'ho licenziato pochi mesi fa, non avevo abbastanza lavoro», dice Zannerini. A Caldana, frazione di Gavorrano, lo conoscono tutti. Ha provato a spiegare le sue ragioni ma è stato multato severamente per un episodio considerato di lavoro nero.
E' tornato all'ispettorato del lavoro, l’altro ieri. «La cosa è grave, si cerchi un consulente del lavoro per lasciare una memoria scritta», gli hanno detto quegli uomini quando è tornato negli uffici. La direzione territoriale del lavoro di Grosseto, informata dei fatti, ha ravvisato l'utilizzo di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura superiore al venti per cento. «Io ne ho zero di dipendenti, anzi ho mia moglie che è collaboratrice domestica della ditta. Infatti nel verbale di provvedimento di sospensione di attività imprenditoriale è risultato il 50% del personale non regolarizzato. Cioè uno su due».
Sempre in quel verbale sta scritto con precisione che entro la giornata di ieri alle 12, il titolare avrebbe dovuto pagare un somma di 1.500 euro oltre a provvedere alla regolarizzazione del lavoratore in nero.
Detto fatto, Zannerini ieri ha pagato e ha dovuto assumere per un solo giorno, e quindi subito licenziare, l'amico trovato con la carta vetrata in mano davanti alla sua carrozzeria di Caldana.
Presto arriveranno nuove multe per oltre 3mila euro: quello che ha pagato finora gli è servito solo per evitare la chiusura dell'attività e dunque la sua fonte di sostentamento. «Ma io ho ragione e voglio andare di fronte al giudice per accertare la verità delle cose - dice Zannerini - non voglio che si pensi che ho pagato perché ero colpevole. Non mi hanno creduto, mi hanno costretto a questo, ma questa storia non finisce qui».
Ma davvero gli ispettori hanno creduto che l’amico di Zannerini lavorasse in nero? Per Renzo Alessandri, direttore della Cna, «è una situazione figlia dei tempi di crisi. Un amico che ti chiede un arnese per fare un lavoretto suo, la pioggia che lo spinge a entrare in bottega. E una legge ottusa che costringe gli organi di vigilanza ad avere le mani legate». Comunque vada se vorrà avere ragione, dovrà spendere tempo e soldi.
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