Finanza
Gli infermieri in rivolta contro l’Asl
«Carichi di lavoro insostenibili con l’organizzazione per intensità di cura. Ne va del livello delle prestazioni»
GROSSETO. Qualche giorno fa sono stati diffusi i risultati dello studio del Sant’Anna di Pisa sul clima interno all’Asl 9. E i numeri, risultato di un questionario anonimo compilato dalla maggior parte dei dipendenti, non hanno certo premiato l’azienda maremmana. Ora il Nursing Up, il sindacato al quale sono iscritti la maggior parte degli infermieri (circa 450) prende spunto da quei dati per denunciare una serie di problemi, in particolare nell’organizzazione del lavoro con il nuovo sistema basato sull’intensità di cura. Non ci sono più i reparti classici, ma dei “setting” in cui sono riuniti, per spiegare in termini semplici, i pazienti con la stessa gravità. Un sistema che - dicono - crea problemi sia al personale infermieristico che a quello medico, che non riesce a seguire da vicino tutti i propri pazienti.
«Il Nursing Up – scrive la segreteria territoriale del sindacato – recepisce, ormai quotidianamente, il sempre più preoccupante disagio degli infermieri, dei tecnici sanitari e del personale di supporto che lavora nelle corsie dell'ospedale Misericordia e dell'Asl in generale. La carenza organica, la disorganizzazione e gli elevati carichi di lavoro incidono pesantemente sui lavoratori, che evidenziano un marcato stress lavoro-correlato. Oramai il tanto propagandato modello per intensità di cure, potrebbe essere denominato modello per intensità di lavoro».
Quindi, spiegano, ci sono problemi da affrontare in fretta. «In talune realtà le criticità hanno ormai superato il livello di guardia, nel setting D (chirurgia) fioccano le domande di trasferimento, 17 operatori hanno deciso di andarsene negli ultimi mesi, molti dei quali veterani della chirurgia che già facevano parte dell'equipe del professor Mariani. Inoltre, cosa ancor più preoccupante, numerosi lavoratori richiedono visita al medico competente aziendale che si occupa della salute dei lavoratori, poiché lamentano un forte stress lavorativo. Ma l'esempio della chirurgia è solo la punta di un iceberg, molti altri reparti e servizi mostrano preoccupanti segni di sofferenza e anche il personale che lavora in sala operatoria non è immune da sindrome da stress».
L’azienda, fra l’altro, ha smesso di assumere. «Il drastico blocco del turnover, le malattie lunghe e le gravidanze non sostituite, non permettono al personale di fruire regolarmente di riposi e ferie e tutto ciò va ulteriormente ad aggravare una situazione che è già di grosso disagio, non permettendo ai lavoratori il giusto recupero psicofisico, con il sempre più probabile rischio che tutto ciò vada, loro malgrado, ad influire negativamente sulla qualità dell'assistenza.Numerose segnalazioni sono state inviate ai vertici aziendali a firma dei sindacati, ma i dirigenti fanno orecchie da mercanti, quindi non si meraviglino se dai lavoratori è arrivata una sonora bocciatura relativamente alla fiducia sulla gestione aziendale, espressa nell'indagine sul clima interno, tenuta dal Mes (laboratorio di ricerca e formazione per il management dei servizi alla salute della scuola superiore Sant'Anna di Pisa). Il Nursing Up ha atteso che si concludesse la tornata elettorale, prima di rendere noti i preoccupanti dati di cui parliamo in questo comunicato, anche per evitare facili strumentalizzazioni politiche, ma adesso in mancanza di risposte da parte dell'azienda, attuerà tutte le forme di protesta consentite a difesa dei lavoratori e dell'utenza».
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