Finanza
Teme di perdere il lavoro: s’impicca
L’uomo, 44 anni, era in cassa integrazione come la moglie. Tra una settimana sarebbe dovuto rientrare in azienda
GROSSETO. Fino a ieri la crisi ha ammazzato i figli e i mariti di altre donne. Fino a ieri, la crisi in Maremma non aveva piantato croci. Fino a ieri, quando nel corridoio dei garage di un palazzo in città, un uomo ha deciso di farla finita. Era in cassa integrazione da gennaio, probabilmente non aveva ancora riscosso nemmeno un euro. Sua moglie lavora alla Mabro. E di stipendi, negli ultimi mesi, ne erano stati persi due, non uno. Anche lei è in cassa integrazione.
A 44 anni ha preso una corda e si è lasciato scivolare giù da una trave del corridoio. Sua moglie era in casa. E mentre lei pensava a quello che era successo la mattina in fabbrica, al fatto che anche questo mese non erano arrivate nemmeno cento euro e all’assemblea che si è svolta in sala mensa, lui stava scegliendo la morte alla vita. A trovarlo sono state alcune persone che stavano attraversando quel corridoio perché volevano comprare un appartamento in quel palazzo. Hanno dato subito l’allarme: i sanitari del 118 sono arrivati insieme ai carabinieri. Ai primi è toccato constatare la morte del quarantaquattrenne, ai secondi andare a bussare a casa della moglie che a tutto pensava meno che alla morte di suo marito. Non ci ha pensato nemmeno quando dalla finestra di casa ha visto arrivare l’ambulanza e ha visto le sirene della gazzella. Lui, della volontà di farla finita, non ne aveva mai fatto parola con nessuno. Nemmeno la sera prima, quando un’amica lo aveva incontrato fuori a correre. La donna ha aperto la porta ai carabinieri: loro le hanno detto poche parole, lei ha capito e ha urlato. Non poteva fare altro. Fino a ora avevano retto, entrambi. Lui lavorava alla Big Mat, azienda costretta a fare i conti con una crisi, quella dell’edilizia, che in due anni in Maremma ha falcidiato duemila posti di lavoro. Era in cassa integrazione e quella scelta, fatta dall’azienda per superare un momento di difficoltà, non l’aveva accettata troppo bene. Ne aveva anche parlato con la società. E loro lo avevano rassicurato: il 19 sarebbe dovuto rientrare a lavorare. Faceva il magazziniere e guidava il camion.
Non era il solo, lui, ad essere rimasto a casa all’inizio del 2013. Altri due dipendenti erano in cassa integrazione, e la società aveva deciso di farli lavorare due settimane ciascuno finchè le cose non si sarebbero aggiustate. Giancarlo Scarpelli, patron della Big Mat, i suoi dipendenti li ha sempre trattati come figli. Lui compreso. Lo avevano rassicurato, al lavoro ci sarebbe tornato presto. Ma restare senza stipendio, dover fare i conti con le bollette da pagare, con l’assicurazione dell’auto, con un futuro che non si chiama più così, probabilmente lui non lo aveva messo in conto.
Aveva diverse passioni: la più grande, probabilmente, quella per il ballo da sala. Aveva partecipato anche ai campionati italiani. Si balla scivolando sulle punte, con leggerezza. Con quella spinta che porta avanti e che ieri pomeriggio si è arrestata all’improvviso. Mettendo la Maremma intera di fronte alla prima morte “istigata” dalla crisi. Lui temeva di perdere quel lavoro per sempre. Temeva che la cassa integrazione si trasformasse in disoccupazione. Ha scelto di non vivere. Ha scelto di smettere di sopravvivere alla crisi.
@francegori
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