Il Tirreno

Grosseto

«Pronto a dimettermi contro il patto di stabilità»

di Antonello Carrucoli

Il sindaco di Pitigliano Camilli: «Siamo trasformati in esattori, la gente si ribelli» Quello che si è risparmiato non sarà più utilizzabile. «Ma io non alzerò le tasse»

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PITIGLIANO. Ribellarsi. «Quando non se ne può più il cittadino ha il diritto di ribellarsi contro una situazione che ha trasformato i sindaci in esattori e gabellieri». Ribellarsi civilmente, in modo non violento, rivendicando con forza i propri diritti: questa la proposta del sindaco Camilli che, da quando è entrato in vigore il patto di stabilità anche per i piccoli comuni, vede allontanarsi ogni possibilità di rilancio per portare a termine i progetti già avviati, che rischiano di trasformarsi in opere incompiute: parcheggi, strade, asilo nido e, addirittura i loculi del cimitero.

Sindaco, ma che succede?

«Forse chi vive nei palazzi romani non si rende conto di quello che succede nei piccoli comuni. I soldi non ci sono più e quando ci sono, come nel nostro comune, non li posso spendere».

E perché?

«Perché qualche scienziato dell'economia, si è inventato che ogni anno si può spendere solo quello che entra. Ciò significa che se devo terminare i lavori del cimitero e ho i soldi risparmiati nel 2012, quest'anno non posso spenderli con la conseguenza di augurare ai miei concittadini di non aver bisogno di nuovi loculi».

Allora, quando può spendere questi soldi accantonati precedentemente?

«Per gli investimenti, praticamente mai: quello che non ho speso non posso spenderlo più. Per la spesa corrente, servizi sociali e quant'altro, devo mantenere un equilibrio che alla fine dell'anno deve registrare un saldo finanziario attivo di quasi 500 mila euro. In pratica il sindaco deve trovare nuove entrate per poter fare lavori ed investire. Tradotto significa aumentare le tasse».

E lei cosa propone?

«Ad aumentare le tasse non ci penso proprio; le famiglie più di così non si possono spremere, anche perché fra poco ci sarà la mazzata dell'Imu e della Tares. L'unica soluzione è che salti questo patto di stabilità che ci lega le mani e toglie i diritti ai cittadini. Non sono per i bilanci dissestati, ma voglio assumermi fino in fondo le mie responsabilità ed allora mi sembra giusto che i cittadini richiedano con forza il loro diritto ad avere servizi efficienti, ribellandosi civilmente, senza alcuna forma di violenza, a questo stato di cose».

È pronto a gesti forti?

«Qualora dovessi verificare che non c'è un reale cambiamento di questa politica lontana e distante dai cittadini, non avrò difficoltà a prendere in considerazione l'ipotesi di rassegnare le dimissioni. Forse per svegliare qualcuno che non ha capito o fa finta di non capire, c'è bisogno di una nuova tornata elettorale».

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