La manifestazione
Ponte chiuso, presidio permanente
La rabbia della gente per i ritardi. Ma Marras spiega: «Prima della perizia del tribunale non possiamo iniziare i lavori»
MARSILIANA. Ruspe, trattori, camion carichi di terra, e anche un magnifico toro di razza chianina, con tanto di mantello e scritta «Avete rotto i...» e la freccia che indica i gioielli dell'animale. Sono in tanti, gli abitanti della zona di Marsiliana e di Sant'Andrea, che ieri mattina hanno accolto l'invito del comitato Il Ponte: ci sono genitori, nonni, bambini, quelli che da quattro mesi, da quando l'alluvione ha fatto crollare il ponte sull'Albegna, facendo anche tre vittime, tre dipendenti dell'Enel che passavano di lì per trovare a casa, non vanno più all'asilo. Lo dice chiaro, in un cartello, il piccolo Giulio: «Voglio tornare all'asilo», ma non facendo anche 30 km in più del normale all'andata e altrettanti al ritorno. E lo stesso tocca a chi, invece, deve muoversi per lavoro, in auto o con il trattore. In quella zona si va avanti così da quattro mesi. Il comitato Il Ponte, con il sostegno della cooperativa Agrimaremma e delle tre associazioni di categoria dell'agricoltura, Coldiretti, Cia e Confagricoltura, ha iniziato, da ieri mattina, un presidio permanente per fare pressioni sulle istituzioni che hanno in mano il loro destino e i lavori di ricostruzione del ponte: il tribunale e i legali della Provincia e di una delle vittime morte nel crollo del ponte. Sì, perché non è bastato il sequestro disposto a suo tempo dalla procura, per gli accertamenti tecnici. Dopo il dissequestro tutti ritenevano che la strada sarebbe stata in discesa e che i lavori – peraltro già appaltati – sarebbero potuti partire e c'era già una data, annunciata in un'assemblea dal presidente della provincia Leonardo Marras: il 4 di marzo. Invece è toccato a Marras tornare in mezzo a quella gente, esasperata e infuriata, sfiduciata nei confronti della politica e delle istituzioni, per spiegare che i tempi si sono ancora allungati, e non sono bastate le sue spiegazioni per risparmiargli qualche fischio, e qualche «Buffone» e «Vergogna, ci hai presi tutti per il c...!» urlati verso di lui, che ha incassato, senza perdere la calma, comprendendo il livello di rabbia e chiedendo solo di non essere insultato. Eppure questo ennesimo rinvio dei lavori non può essere imputato alla Provincia. Marras ha spiegato che nei precedenti incontri, quando aveva annunciato che i primi di marzo i lavori di ricostruzione del ponte sarebbero partiti, non aveva preso in giro nessuno. Le buste della gara di appalto sono state aperte il 22 febbraio, l'appalto è stato aggiudicato e la ditta era pronta a partire non il 4, ma il primo di marzo. Ma è arrivata, dal tribunale, la richiesta di un accertamento tecnico preventivo, perché i familiari di una delle vittime hanno citato in giudizio la Provincia in sede civile. Dunque, prima del sopralluogo dei periti i lavori non possono iniziare. Marras ha anche spiegato che il giudice ha già nominato il proprio consulente tecnico, l'ingegner Domenico De Vita, dei vigili del fuoco di Grosseto, e aveva fissato il giuramento «Non conoscendo – ha detto Marras – la gravità della situazione» per il 26 marzo. Solo l'intervento dei sindaco di Magliano e di Manciano ha ottenuto che il giuramento fosse anticipato al 19. E De Vita si è reso disponibile a effettuare il sopralluogo, con i periti di parte, quel giorno stesso. Se sarà sufficiente, i lavori potrebbero partire anche il giorno dopo. Ma il “se” non basta alla gente del comitato. E a nome di tutti parla Rossano Nucci. «Non ce ne andremo di qui – dice – fino a quando non vedremo gli operai a lavoro sul ponte». La speranza di tutti è che la pressione della gente convinca legali, periti e tribunale a accelerare i tempi.
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