Sicurezza
La chiesa crolla? Per soccorrerla arriva il “georadar”
Da mesi il convento di San Francesco è a rischio di caduta Per metterla in sicurezza gli esperti sfoderano la tecnologia
GROSSETO. Sarà un georadar - un marchingegno sofisticato - a studiare le pareti interne della chiesa di san Francesco, come una sorta di ecografia per capirne lo stato di salute.
Il luogo di culto medievale, che si affaccia su piazza san Francesco a Grosseto, incrociando via Ginori, soffre da tempo: problemi agli affreschi e cedimenti strutturali, per il maltempo che ha impregnato il terreno e le pareti. Da mesi un lato è stato transennato, i lavori sono in corso. Si sta provando a farlo guarire ma non è facile. Vi lavorano ben tre Soprintendenze; ma ora arriva in soccorso anche la tecnologia, pronta a esplorare in profondità ogni centimetro, senza bucarlo. Un metodo “soft”, non invasivo, che arriva nel bel mezzo di un percorso lungo e complicato.
«Messa in sicurezza, consolidamento e fissaggio degli affreschi»: così è scritto in un cartello appeso fuori dalla chiesa. Committente è l’ordine dei frati minori, ovvero quello del frate Stefano Giorgetti, parroco di San Francesco. A lavorare e coordinare i progetti è l’architetto Massimo Felicioni.
Un angolo di medioevo è bloccato da tempo: a che punto siamo? La chiesa di san Francesco, gioiello che impreziosisce il cuore di Grosseto, custodisce capolavori tra cui il celebre Crocifisso su tavola attribuito alla mano di Duccio da Boninsegna, 1285 circa. La cappella di destra invece, dedicata a Sant’Antonio, è un piccolo gioiello di architettura e pittura successive, aggiunto nel corso del Seicento a racchiudere importanti affreschi dei pittori Antonio e Francesco Nasini. Ed è proprio qui - spiega l’architetto Felicioni - che si sta concentrando la massima attenzione degli esperti: le opere d’arte dei Nasini, difatti, presentano lesioni, e risultano le più esposte alle intemperie, alla fragilità di un monumento che ha quasi 1000 anni.
Grosseto rischia di perdere - o almeno di veder gravemente ferito - uno spaccato del proprio patrimonio culturale. Delicato dunque il percorso per la messa in sicurezza, che vede tre fasi. «La prima - spiega il Felicioni - consiste nell’intervento di consolidamento delle fondazioni, bloccando la struttura con micropali. Poi interverremo, dall’interno, sul consolidamento della volta nella parte superiore, quella coperta dal tetto: se ne occupano da Siena l’architetto Liliana Mauriello e il geometra Lorenzo Gialli. Terza fase sarà quella di risistemare il ciclo pittorico, in parte sciupato, per restituirlo alla cittadinanza».
Al momento siamo ancor “prima” della prima fase: tutto quel che è stato fatto - un attento lavoro di indagine non ancora concluso - è propedeutico alle tre fasi. Si è cercato di mettere al riparo gli affreschi. Si è studiata, intorno alla chiesa, la sua conformazione argillosa, che «prendendo e rilasciando acqua» è la prima imputata nel processo di sgretolamento o nei micromovimenti della cappella di Sant’Antonio; è stato approntato un progetto definitivo approvato dalle tre Soprintendenze coinvolte. È stato fatto molto, dunque. Ma ora resta da fare un’ultima indagine prima di dare il via ai lavori. L’appuntamento è venerdì con il georadar: una ditta di Montalcino, la Copernico, farà un’ecografia alla parete esterna senza perforare la struttura. Si cercherà di capire com’è fatto il muro per procedere al consolidamento con micropali e a un cordolo sulla fondazione. Poi il resto. E tra qualche mese Grosseto riavrà la sua chiesa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google