Il Tirreno

Grosseto

patteggia sei mesi in tribunale

Al giudice giura il falso Comprese le corna

Al giudice giura il falso Comprese le corna

GROSSETO. Chi l’ha detto che a una certa età la passione diminuisce e la voglia di fare l’amore passa? Chi l’ha detto che a 57 anni non si possa rischiare di diventare padre? Se qualcuno pensa queste...

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GROSSETO. Chi l’ha detto che a una certa età la passione diminuisce e la voglia di fare l’amore passa? Chi l’ha detto che a 57 anni non si possa rischiare di diventare padre? Se qualcuno pensa queste cose deve cominciare a ricredersi. Come dimostra la sentenza di patteggiamento firmata dal giudice per l’udienza preliminare Valeria Montesarchio, che ha deciso che la pena giusta per un settantenne al quale evidentemente le donne piacciono ancora è di sei mesi, con la condizionale. Il reato, commesso dal settantenne di origini piombinesi ma sposato a Grosseto, non era certo quello di essere un amatore delle donne. Ma di aver detto il falso in tribunale, proprio durante la causa di separazione dalla sua ex moglie.

Tutto è cominciato qualche anno fa. La donna, probabilmente stanca dei continui tradimenti e delle diverse relazioni extraconiugali intrattenute dal marito, ha deciso di rivolgersi al giudice e di avviare una causa di separazione. Il settantenne, di fronte al giudice Michele Addimandi, presidente del tribunale, ha però giurato il falso. O meglio, ha negato, sotto giuramento appunto, di aver avuto più relazioni extraconiugali, che si sono protratte per mesi. Non solo. Mentre era sposato, tra il 2000 e il 2001, l’uomo avrebbe anche avuto una relazione sentimentale con una donna che non abitava troppo lontano dalla città. Una relazione profonda: la donna è rimasta incinta. Ma la gravidanza, probabilmente vista la situazione, fu interrotta all’ospedale di Piombino. Passata la burrasca di questa storia d’amore che lo ha quasi reso padre, l’uomo tra il 2008 e il 2011 ha avuto una relazione con un’altra donna. Relazione, questa, sfociata in una convivenza tra l’aprile e il settembre del 2009. Cose che probabilmente non ha ritenuto doveroso raccontare al giudice senza pensare che le bugie hanno gambe corte. E che in questo caso sono finite con una sentenza.

Francesca Gori

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