Il Tirreno

Grosseto

«Movimento 5 Stelle? Dialogo sì, consociativismo mai»

di Emilio Guariglia
«Movimento 5 Stelle? Dialogo sì, consociativismo mai»

Il vicesindaco Paolo Borghi commenta lo tsunami elettorale «Ii Pd deve recuperare la sua vocazione maggioritaria»

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. La sua ambizione, mettersi in corsa nel 2015 per diventare sindaco di Grosseto, non l’ha mai nascosta. Ed è forse anche per questo che Paolo Borghi, oggi vice di Emilio Bonifazi e assessore al bilancio, nel Partito democratico cittadino è tra quelli più direttamente interessati dallo tsunami elettorale a 5 Stelle. Il quadro politico, anche a livello locale, è rivoluzionato; e a chi (non solo Borghi) pensava di arrivare all’appuntamento del 2015 sulla comoda carrozza dei vecchi schemi di partiti e coalizioni, oggi si trova spiazzato. Basta pensare proprio al caso Grosseto, dove in giunta siedono assessori di partiti bastonati dal voto nazionale (Udc e Idv) mentre Sel _ alleato del Pd alle politiche _ è all’opposizione. Ma soprattutto, una città dove il Movimento 5 Stelle è oggi primo per consensi. Chi vuole vincere nel 2015, insomma, deve reinventare i suoi programmi. E in fretta.

Borghi, molti hanno notato la sua presenza alla conferenza stampa del gruppo di giovani di Sel, tra i quali il coordinatore provinciale Davide Buzzetti, che hanno annunciato l’uscita dal loro partito per guardare al Pd. C’è mica il suo zampino, in questa operazione?

«No, sono stato invitato e ho gradito l’invito. È stata una loro iniziativa autonoma, ma da iscritto al Pd sono contento: di fronte a questa polarizzazione a tre, centrosinistra, centrodestra e 5 Stelle, c’è bisogno di aggregare e non di dividersi».

E come mai hanno invitato proprio lei?

«Non so se altri del mio partito erano stati chiamati. Ma c’era anche, per esempio, la capogruppo consiliare Piandelaghi. D’altra parte io in questi anni ho più volte invocato la necessità di riaprire a Sel anche a livello locale. E sul piano personale ricordo che il percorso politico di Buzzetti comincia con i Ds, nel 2004, quando fu candidato alle primarie per la Regione».

È lei che si occupa di traghettare definitivamente queste persone nel Pd?

«No, per questo ci sono i livelli competenti del partito, le segreterie comunali e provinciali. Ma contrariamente a quel che si dice, la mia sensazione è che anziché perdere pezzi il Pd stia crescendo».

A Grosseto però 5 Stelle via ha sorpassati...

«Il voto giovanile ha privilegiato 5 Stelle. E questo ci impone una riflessione. Certo, il nodo è quello nazionale di un Pd che non ha saputo raggiungere i cittadini: ha dato per scontato il risultato e non ha fatto campagna elettorale».

Pentito di aver detto no a Renzi, alle primarie?

«No, anche se riconosco che Renzi avrebbe allargato il consenso. Semmai sono pentito del passato, l’oblio del giusto messaggio lanciato da Veltroni nel 2008: il Pd è partito a vocazione maggioritaria e deve crederci. Non a caso allora raggiunse un incredibile 33 per cento. Da solo».

Torniamo a Grosseto. Davvero 5 Stelle qui vi supera solo per effetto del trend nazionale? Nulla da rimproverarvi sul governo locale?

«Nei giorni scorsi c’è stata una direzione comunale molto positiva. Per una volta via le divisioni interne e lavoro sui problemi veri della città».

E quali sono?

«Trovare risorse per opere ineludibili».

Per esempio?

«Sistemazione vera di Marina, riordino delle strade, semplificazione amministrativa e soprattutto nuova governance delle partecipate affinché il Comune dia, nel suo piccolo, un segnale anche consistente di riduzione delle spese. Nel prossimo consiglio comunale di discuterà la fusione delle tre partecipate e l’esternalizzazione delle farmacie. Inoltre Bonifazi, come sindaco del capoluogo, ha chiesto un segnale anche sui livelli provinciali, Rama, Coseca eccetera».

E queste cose basteranno a dare un segno di svolta?

«Io nel mio ho una presunzione: che comunque i grossetani in questi anni si siano sentiti bene amministrati. Noi abbiamo trovato un buco enorme nel bilancio comunale e lo abbiamo sanato. Il nostro poteva essere un ente in dissesto, ora invece è virtuoso».

Borghi, però così sembra Bersani: si chiedono svolte e lei parla di conti a posto...

«Beh certo. Ma segnali forti e visibili sono in arrivo: apre il cantiere della stazione, si prepara il Wine Shire in centro storico, a luglio i Mondiali di vela a Marina...».

Ma 5 Stelle chiede molto altro: tenterete la via di un dialogo politico con loro?

«La volontà di dialogo mi ha sempre contraddistinto. Poi però bisogna prendere decisioni. Anche sul bilancio noi cerchiamo sempre la massima condivisione di tutti. Ma se poi questo passa per consociativismo, no. I cittadini vogliono scelte chiare. Se 5 Stelle ha suggerimenti importanti, discutiamo. Ma se sono cose un po’ buttate lì... Un esempio sono proprio le partecipate: nel momento in cui il Comune fa uno sforzo enorme per rivederle a livello strutturale, loro fanno una mozione sui gettoni di presenza dei cda. Mi sarei aspettato un contributo, anche critico, molto più incisivo su un processo così fondamentale».

Ma se Paolo Borghi fosse davvero candidato sindaco, con chi vorrebbe dialogare?

«Lo prendo come un gioco, ma rispondo. Sull’attuale maggioranza do un giudizio positivo, anche se da sempre ripeto Sel avrebbe dovuto esserci. In ogni caso, prima Veltroni e ora Renzi hanno ragione: il Pd ha vocazione maggioritaria e deve rivolgersi ai cittadini con proposte di governo senza se e senza ma».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa