Sicurezza
Morti a Marsiliana Cause milionarie
Alla Provincia arriva la prima richiesta di risarcimento
GROSSETO. Il ponte di Sant’Andrea resta così com’è. Almeno fino a quando i periti avranno svolto tutti gli accertamenti tecnici che serviranno poi a dimostrare in tribunale se la morte di Antonella Vanni, Maurizio Stella e Paolo Bardelloni poteva essere evitata. Se, insomma, quella voragine che si è aperta nell’asfalto e che ha inghiottito l’auto a bordo della quale viaggiavano i tre dipendenti dell’Enel è riconducibile a una qualche responsabilità della Provincia. L’Ente ha sempre respinto quest’ipotesi: il 12 novembre dell’anno scorso, la Provincia aveva disposto la chiusura al traffico del ponte di Sant’Andrea, dopo che le spallette, i piccoli argini della struttura, erano franati sotto la spinta della piena. C’era una transenna che avrebbe dovuto chiudere il ponte al traffico, ma c’è stato, nei giorni successivi alla tragedia, anche un video postato su Youtube dove, nonostante il divieto di transito, le auto continuavano a viaggiare tranquillamente.
La Provincia, dal canto suo, ha espletato un paio di settimane fa la gara d’appalto per i lavori di sistemazione del ponte. I Comuni di Manciano e Marsiliana più volte hanno sollecitato quei lavori. Gli abitanti della zona sono isolati. Ma i familiari delle vittime vogliono vederci chiaro. E infatti, a dicembre, la compagnia assicurativa della Provincia, il lloyd australiano QBE, ha aperto una posizione cautelativa e ha incaricato un consulente per acquisire un parere su quello che è successo la notte tra il 12 e il 13 novembre sul ponte. Ora, a Palazzo Aldobrandeschi, è arrivata anche la richiesta di risarcimento da parte dei familiari di Antonella Vanni. Una richiesta da oltre tre milioni e mezzo di euro che è stata intanto anticipata via mail alla Provincia dall’avvocato Francesco Guardavaccaro che segue la vicenda per la famiglia di Antonella Vanni. Lo stesso avvocato ha anche chieesto un accertamento tecnico preventivo al tribunale di Grosseto per accertare l'esatto stato dei luoghi prima che comincino i lavori.
Una bella grana per la Provincia di Grosseto.
Non solo per la cifra che dovrà pagare se il tribunale riterrà l’ente responsabile di quello che è successo la notte dell’alluvione che ha devastato la Maremma, ma anche per i lavori che sarebbero dovuti partire nei giorni scorsi e che invece sono stati rimandati a data da destinarsi.
La richiesta di risarcimento presentato dall’avvocato pisano dovrà correre in parallelo all'accertamento penale disposto dal pm Alessandro Leopizzi che è in corso di svolgimento.
Il giudice Paola Caporali ha nominato consulente tecnico d'ufficio l'ingegner Domenico De Vita, vicecomandante provinciale dei vigili del fuoco e il 19 marzo ci sarà il formale conferimento dell'incarico al Ctu che, verosimilmente con particolare urgenza fisserà il sopralluogo con i consulenti delle parti per verificare lo stato dei luoghi e dedurre eventuali responsabilità sulle tre persone morte. Lo studio Giorgi (con l’avvocato Carlo Valle), a tutela della Provincia, ha nominato due periti che arrivano da Genova: sono due professori ingegneri, il professor Podestà e il professor Roth, mentre l’avvocato Guardavaccaro ha nominato il professor Luca Sanpaolesi dell'Università di Pisa come consulente.
La partita che poi si giocherà tutta in tribunale comincerà su quel ponte dove tre famiglie hanno perso i loro cari.
Là dove altre famiglie, questa volta le centinaia di abitanti dei due comuni, Manciano e Marsiliana, aspettano che i lavori prendano il via e che la strada riapra.
«Eravamo pronti a partire - dice l’assessore al Bilancio della Provincia Federico Balocchi - e ci siamo dovuti fermare per permettere ai periti questo accertamento tecnico. La nostra speranza è che da una parte si faccia chiarezza su quello che è successo, dall’altra che si possa rispondere anche a chi vive ormai isolato da tanti mesi e aspetta solo che quel ponte riapra al più presto».
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