Sicurezza
La sinistra corre ai ripari per i voti del M5s
Il risultato del movimento di Grillo costringe il Pd e Sel a rivedere i piani in vista delle amministrative
GAVORRANO. Al momento a Gavorrano la distanza tra il Pd (primo partito) e il Movimento 5 Stelle (secondo) è di 700 voti. Questo almeno è il verdetto della Camera, dove votano anche i ragazzi sotto i 25 anni, così come alle amministrative. Non sono noccioline in un palcoscenico elettorale non proprio metropolitano come quello minerario: è un bel margine. Ma il risultato delle elezioni nazionali ha fatto suonare ben più di un campanello d’allarme nel centrosinistra ancora alle prese con una trattativa che mira a ricompattare tutti i partiti. Complicata ora dallo tsunami Grillo che rischia di far tremare la politica gavorranese già provata da commissariamenti e ineleggibilità. Tanto nel Pd che in Sel sanno bene che se arriveranno divisi alle elezioni i voti degli elettori di centrosinistra potrebbero disperdersi in maniera ben diversa rispetto a quanto è successo ora. E in questo contesto un candidato appetibile da parte dei grillini potrebbe stravolgere non poco il quadro politico attuale. Difficile fare paragoni con quello che è successo nelle amministrative del 2011. Tante cose sono successe da allora, sia a livello locale che a livello nazionale. Il M5s docet. Un aspetto già molto diverso da allora è la presentazione dei candidati. Nell’ultima tornata elettorale per scegliere un sindaco, a Gavorrano a fine gennaio erano già stati resi noti tutti i nomi dei concorrenti in gara: Massimo Borghi (per la colazione guidata da Sel), Francesca Mondei (coalizione Pd), Jurij Di Massa (centrodestra) e Paolo Balloni (lista civica Gavorrano Democratica). Di questi, oggi solo Borghi sembra pronto a riproporsi al giudizio degli elettori. Mondei sembra pronta a cedere il passo, Di Massa sta già cercando un successore e Balloni si è ritirato dalla politica già da un pezzo. Così, a poco più di un mese dal termine in cui presentare le liste, nel comune minerario regna l’incertezza sui candidati. Il problema sta nel capire come il centrosinistra si presenterà agli elettori: unito o diviso? Dopo le dimissioni in blocco delle dirigenza provinciale di Sel, il partito ha confermato la sua fiducia a Borghi, sottolineando però che il sostegno si fonda sulla «costruzione di una alleanza aperta a tutto il centrosinistra», che veda proprio nell’ex sindaco il candidato ideale per il prossimo appuntamento con le urne. E il Pd, ben predisposto all’unità, è disposto a scegliere Borghi come candidato? Improbabile, almeno fino ad oggi. I piddini infatti, a braccetto con Gavorrano Democratica, vogliono sì ricompattarsi, ma sotto la guida di una figura che rappresenti l’armonia, il collante tra tutti i partiti in gioco. E ai loro occhi questa figura non è Borghi. Ora però il risultato alle politiche prima e la discesa in campo dei grillini per le amministrative poi potrebbe dare una svolta a questa trattativa. Potrebbe essere la spinta a trovare quell’intesa utile per difendersi dallo tsunami che ha fatto a brandelli il quadro politico nazionale. Perché a Gavorrano l’idea di un movimento apolitico piace, come ha dimostrato l’ottimo risultato nel 2011 del comitato Gente Comune, in coalizione con Borghi. E con un centrodestra in caduta libera rispetto agli anni passati (nelle amministrative 2011 è sceso da seconda forza in consiglio a quarta) e un centrosinistra troppo incerto al momento, il bacino di voti a cui poter attingere per il M5s diventa ampio. I numeri, ora come ora, non escludono la possibilità di vedere un grillino a indossare la fascia tricolore a Gavorrano, come è successo a Parma per esempio. E anche lì lo tsunami è arrivato dopo un commissariamento.
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