Toscana
La festa in musica travolge il Palombaro
Porto Santo Stefano, 100 persone cantano e suonano per salvare il locale. E quando piove riparano nel locale transennato
MONTE ARGENTARIO. Arriva il momento di togliere le castagne dal fuoco nell’intricata vicenda che vede in lotta il Comune di Monte Argentario e i gestori dello storico ristorante su palafitte Il Palombaro di Porto Santo Stefano.
Proprio per stamani è atteso il giudizio definitivo della Consiglio di Stato, dal quale dipenderanno le sorti della struttura. Se l’amministrazione Cerulli dovesse vincere la causa avrebbe inizio il processo di demolizione dell’immobile; viceversa si aprirebbero nuovi spiragli per la prosecuzione dell’attività di ristorazione.
È tanta l’apprensione da parte di tutte quelle persone che, dal 2011 a oggi, hanno deciso di schierarsi dalla parte degli usufruttuari della concessione demaniale. Una vicinanza che non ha mancato di rivelarsi nel giorno del sit-in organizzato dagli artisti del posto di fronte alla sede del locale sotto sequestro. La giornata di domenica è stata infatti come un tuffo nel passato, quando i fuochi della cucina rimanevano accesi senza alcun impedimento. Più di cento anime (giovani e non) si sono messi a suonare sul marciapiede del lungomare dalle 10 del mattino, ma - non appena si è messo a piovere - si sono trovate costrette a riparare altrove, cercando un posto dove mettere al sicuro gli strumenti del mestiere. Guardandosi alle spalle, non hanno certo badato agli sbarramenti che avevano finora chiuso l’ingresso del Palombaro e si sono rifugiati nella sala del vecchio ristorante. Quello che è successo dopo è stata una festa.
I musicisti e il dj hanno iniziato a suonare coinvolgendo tutti i partecipanti alla manifestazione contro l'abbattimento. Un’allegria che non sapeva certo di addio, quella di domenica, tant’è che solo dopo due ore e mezzo di balli, salti e musica a tutto volume, la polizia municipale locale e i carabinieri si sono trovati costretti a far uscire la gente.
«È stato meraviglioso – dice emozionata Samantha Tantulli, nipote del famoso palombaro che aprì l’attività nel ’66 – hanno cantato e ballato in più di cento e non è crollato un bel nulla. Siamo commossi dalla massiccia partecipazione in nostro aiuto e la raccolta firme è arrivata a 600 adesioni. Quando siamo usciti dal locale abbiamo montato dei gazebo in modo da rimanere fino alle 21. Non so quale sarà la decisione definitiva del Consiglio di Stato. Se verrà valutato l’aspetto umano di una famiglia che vive di questo lavoro e non una causa tra privati ed ente, potremmo anche vincere. Quello che non è mai stato detto è che, se dovessimo perdere, dovremo accollarci anche tutte le spese per la demolizione».
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