Sicurezza
Edicole, liberalizzazione “nemica”
Contraria la Fenagi: «Così il sistema va al collasso». Niente 25 metri minimi
GROSSETO. No, non piace proprio. La strada che porterà anche in Maremma alla completa liberalizzazione del sistema distributivo di riviste e quotidiani fa ancora discutere. La delibera che andrà a recepire le novità introdotte dalla Regione (nate a loro volta per effetto delle norme emanate da Stato ed Europa, ndc) è sempre chiusa nel cassetto dell’assessore al commercio, Emanuel Cerciello, eppure ha già scatenato il finimondo.
Chi ha rilevato un’edicola, chi si è accollato un mutuo convinto d’aver fatto un ottimo affare, oggi fibrilla. Il valore delle licenze è destinato giocoforza a piombare a terra, così come inevitabile sarà la cura dimagrante della quota mercato di ogni edicolante. E infatti un paio di giorni fa Gianluca Galgani, segretario provinciale del sindacato nazionale giornalai d’Italia (Cgil), è stato il primo a ricordare che la rete grossetana «è già al collasso» e che il sindacato «controllerà ogni nuova autorizzazione che sarà rilasciata».
Ecco, è proprio su quest’ultimo punto che va indirizzandosi la questione, tanto che dalla federazione nazionale giornalai (Confesercenti) ammoniscono: «La nostra associazione, come abbiamo già avuto modo di esprimere direttamente al Comune, a seguito di studi a livello nazionale legati al numero medio di testate presenti in un’edicola, ha stimato in 25 mq la superficie espositiva necessaria a garantire la suddetta parità di trattamento (parità che la legge regionale indica come requisito cardine per l'autorizzazione, ma senza dare alcuna cifra, ndc). Indicare tale numero in una delibera, non significa programmare, né tantomeno generare quelle “barriere all’entrata” che i principi di liberalizzazione e la stessa Bolkestein vietano. Significa, piuttosto, garantire che vi sia, oltre alla parità di trattamento delle testate, la medesima capacità di concorrenza tra tutti coloro che operano nel mercato della vendita di stampa quotidiana e periodica».
Sempre per la Fenagi Confesercenti «Il rischio grave della liberalizzazione tout-court, così come inseguita dall’amministrazione, è che in un sistema già saturo si inseriscano ulteriori attività che, visto l’enorme calo delle vendite, difficilmente riusciranno a sopravvivere, ma probabilmente toglieranno margini vitali alle edicole già presenti, collassando il sistema». Ma l’assessore Cerciello stronca sul nascere ogni intesa sull’introduzione nella delibera dei 25 mq come requisito minimo: «Un discorso di questo tipo è inapplicabile. Da diversi mesi stiamo studiando la liberalizzazione. Non è proprio possibile individuare un numero di metri quadri. Chi se la prende la responsabilità di una scelta che sicuramente può essere dichiarata illegittima? Qui, sia chiaro, nessuno vuole fare un braccio di ferro. Questa delibera non è politica, ma un adeguamento normativo alla legge regionale. I dirigenti della Regione ci hanno addirittura detto che inizialmente era prevista l’introduzione di un sistema ancora più leggero, fatto di una semplice segnalazione certificata d’inizio attività. Ora, noi andremo avanti ad autorizzazione, ma tanti Comuni - come Siena e Pistoia - sono già a scia». La Fenagi chiede comunque al Comune un ulteriore confronto con gli operatori per cercare una soluzione che «pur lasciando la possibilità a ognuno di scegliere se entrare nel mercato della vendita di stampa quotidiana e periodica, permetta di far sì che ciò avvenga garantendo la parità di trattamento tra le testate e il mantenimento del delicato equilibrio del sistema».
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