Il Tirreno

Grosseto

Gli edicolanti contro la liberalizzazione

di Maurizio Bernardini
Gli edicolanti contro la liberalizzazione

Il segretario Galgani: «Controlleremo ogni autorizzazione, la rete è già al collasso e non può sopportare altri punti vendita»

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GROSSETO. Altro che zitti e mosca! Sulla liberalizzazione della vendita dei giornali gli edicolanti non ci stanno e assicurano: «Controlleremo ogni futura autorizzazione data dal Comune».

Ieri, a confermare l’arrivo della delibera destinata a togliere di mezzo il piano di localizzazione delle edicole e le norme per l’insediamento dei punti vendita non esclusivi è stato l’assessore al commercio, Emanuel Cerciello: «Il nostro obiettivo è tutelare l’ente dal rischio ricorsi: le norme nazionali e sovranazionali sono chiare. Il pericolo è quello di vedere il Comune condannato a risarcire l’esercente che avrebbe voluto vendere anche giornali o aprire un’edicola e non gli è stato permesso. Chiunque potrebbe chiederci anche danni per i mancati incassi».

Eppure, secondo chi un’edicola la possiede - e con la vendita di giornali e riviste ci campa - qualcosa di diverso poteva essere fatto. Anche perché negli ultimi tempi il comparto non gode proprio di ottima salute e l’apertura alla diffusione di quotidiani e magazine lungo gli scaffali dei supermercati non ha dato una mano. E infatti è già diverso tempo che i giornalai sono sul piede di guerra: nei giorni delle Politiche era previsto uno sciopero, in gran parte rientrato, proprio finalizzato ad ottenere una riforma dell’editoria e una messa a punto delle regole destinate a liberalizzare il sistema distributivo.

Sulla faccenda interviene Gianluca Galgani, segretario provinciale del sindacato nazionale giornalai d’Italia che già qualche mese fa aveva incontrato Cerciello proprio per discutere gli effetti di un’eventuale liberalizzazione.

Galgani, avete intenzione di chiedere un altro incontro all’assessore?

«Valuteremo. Dice che l’ente va tutelato dal rischio ricorsi? Credo che vadano tutelati anche quei cittadini e quelle attività che ogni giorno supportano l'ente stesso».

Il mercato grossetano può sostenere le conseguenze della delibera?

«No: quale miglioramento (per il cliente) o sviluppo (per l'economia locale) può apportare l'apertura di nuovi punti vendita in una rete già satura e al collasso? Ci sono una marea di edicole chiuse, in cambio gestione o in vendita».

Eppure l’assessore dice che è inevitabile e che comunque sarà un percorso che prima o poi toccherà tutti...

«Allora iniziamo a dire che mi piacerebbe vendere le marche da bollo. In molti me le chiedono. Se vuoi liberalizzare allora la fai per tutti. Ma sarebbe un caos selvaggio. Ci scanneremmo per un tozzo di pane. Non credo sia la strada giusta».

Dunque cosa farete?

«Di sicuro controlleremo ogni nuova autorizzazione che sarà rilasciata. E soprattutto che la nuova attività abbia, come prescritto dalle norme, per tutte le testate la stessa parità di trattamento. E dubito che un bar o un tabacchi possa farlo. Così non fosse metteremo di mezzo l’ufficio legale e sporgeremo denuncia all’Amministrazione. Anche noi per danni, ovvio».

Ma qual è la via d’uscita?

«Aspettare che a livello nazionale siano date indicazioni precise che non differiscano a livello regionale. Norme inequivocabili».

Dunque attendere. Per questo avete fermato lo sciopero di due settimane fa.

«Sì, il sottosegretario all’editoria, Paolo Peluffo, ci aveva rassicurati arrivando a dire che quelle norme “hanno manifestato problemi di applicazione e di differenze territoriali che meritano correzioni. Ne è seguita una riunione in cui sono nate alcune basi da presentare al prossimo governo. Sempre Peluffo si è poi impegnato ad avviare una trattativa tra federazione italiana editori giornali e distributori locali entro quindici giorni».

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