Toscana
La Provincia dall’avvocato «Lo Stato deve 17 milioni»
Mossa legale per cercare di avere i trasferimenti “trattenuti” da Roma sin dal 2006: soldi dovuti e mai versati, che con questa crisi diventano oro
Lo Stato è un padre ingrato nei confronti della Provincia di Grosseto.
Ammonta, infatti, a circa 17 milioni il debito che il Ministero del Tesoro ha accumulato nei confronti dell'amministrazione provinciale nel periodo che va dalla seconda metà degli anni Novanta al 2006.
Una cifra davvero imponente, dovuta ai mancati trasferimenti erariali.
È lo stesso sito del Ministero dell'Interno, nelle pagine web sulla finanza locale, che definisce la posizione creditoria di ciascun ente.
Questi soldi, in passato, Roma li aveva destinati alla Maremma e oggi gli amministratori di Palazzo Aldobrandeschi intendono portarli in cassa, senza ulteriori dilazioni. Da qui la decisione della Provincia di costituirsi in giudizio, assunta dieci giorni fa dalla giunta Marras e declinata in una delibera in cui si incaricano due legali _ gli avvocati Stefania Sorrenti e Chiara Canuti, in servizio presso l’avvocatura dell'ente _ di recuperare l’imponente credito figlio degli esercizi di bilancio 2006 e antecedenti.
«Non stiamo parlando di spiccioli _ spiega l’assessore al Bilancio, Federico Balocchi _ ma di denaro che ci serve e che ci spetta per legge, mai erogato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, sul quale i oggi intendiamo dare battaglia nelle sedi opportune».
Tecnicamente la questione non è semplice da spiegare. C’è una legge, la 449 del 1997, che all’articolo 47 dispone un complicato meccanismo di regolamentazione dei flussi erariali tra il Ministero del Tesoro e gli enti locali. In pratica, con l’obiettivo di ridurre le giacenze degli enti soggetti all’obbligo di tenere disponibilità liquide nelle contabilità speciali o in conto corrente con il Tesoro, i pagamenti a carico del bilancio dello Stato vengono effettuati al raggiungimento dei cosiddetti “limiti di giacenza”. Una disposizione che vale per le Province con più di 400mila abitanti e i Comuni con più di 60 mila residenti. Per altre categorie di enti, come la Provincia di Grosseto, invece, questi limiti _ stabiliti con un decreto del Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica in misura compresa tra il 10 e il 20 per cento dell'entità dell’assegnazione di competenza _ non hanno mai trovato applicazione.
In questo modo l’amministrazione all’epoca guidata da Lio Scheggi si è ritrovata a non introitare, alle scadenze predeterminate, quasi 17 milioni di euro.
Ma esattamente di quali soldi stiamo parlando?
«Le voci sono molteplici _ dettaglia Balocchi _ si va dalle percentuali sulla responsabilità civile delle assicurazioni auto, relativa ad alcuni anni, ai saldi della compartecipazione all’Irpef di altre annate. E ancora milioni di euro dovuti come contributi ordinari e finalizzati a sviluppo e investimenti per gli anni tra il 1999-2006. Il Ministero degli Interni non ha mai erogato le somme a causa di disposizioni di legge riguardanti le giacenze di cassa. Quei soldi sarebbero stati erogati solo al raggiungimento di determinati limiti di giacenza e liquidità nelle tesorerie. Questa disposizione legislativa è venuta meno già dal 2008 e da allora la Provincia, come molti altri enti nelle stesse condizioni, ha ripetutamente sollecitato il Ministero a saldare il debito. Da ultimo lo abbiamo fatto un paio di mesi fa, spinti anche dalla complicata situazione congiunturale che pregiudica le attività proprie dell’ente. Rimasta inevasa quest’ultima richiesta è stato deciso di intraprendere un’azione legale. Ma Grosseto non è certamente l’unica Provincia a farlo. La Corte dei Conti, e in particolare la sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, ha quantificato in circa 3,1 miliardi di euro il debito dello Stato nei confronti di Comuni e Province, per trasferimenti dovuti e mai erogati, soldi su cui gli enti locali hanno redatto i loro bilanci di previsione e i rendiconti finali».
«Io non voglio fare sempre il piagnone _ conclude Balocchi _ ma in alcuni settori di intervento della Provincia, come la manutenzione delle strade o l’istruzione, non si può promettere o rimandare. Ora la situazione è diventata insostenibile. Di qui l’accelerazione in direzione del recupero del credito attraverso un'azione giudiziale. Di fronte al rischio di dissesto della Provincia, a causa di tagli scellerati che pesano sui servizi ai cittadini, non possiamo più permetterci di avere 17 milioni di euro di crediti non pagati, soldi che magari poi non vedremo più, che il nostro territorio perderebbe e che invece ci spettano».
Dietro l’angolo oltretutto, in attesa di un nuovo governo centrale il cui indirizzo politico è ancora tutto da inventare, resta lo spettro dell’abolizione definitiva delle Province. Una prospettiva che il precedente della Sicilia (tutte azzerate in un colpo solo) rende ancora meno “immaginifica”.
Chissà se la Maremma riuscirà a riavere il “maltolto” prima che Roma decida di chiudere d’imperio la quostione.
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