Italia
La Palomar nella top five d’Italia
«Deliziosa», scrive un noto settimanale. Il plauso di Lucia Matergi
GROSSETO. «Una deliziosa libreria a dimensione umana, di “quelle di una volta”. Sotto le arcate in mattoni a vista abbiamo trovato libri e cortesia. E anche del buon vino rosso toscano, che come noto, s’accompagna bene al piacere della lettura».
Questa descrizione si trova sul sito web del magazine Panorama che alla sezione “playlist” ha di recente pubblicato l’elenco delle dieci più belle librerie d’Italia. Ma cosa c’entra con Grosseto? Ebbene, Panorama descrive con queste parole la centralissima libreria Palomar di Corso Carducci, piazzandola al quinto posto.
Ma al di là della posizione da centro classifica per i titolari e la città il solo ingresso in top ten è motivo di grande vanto e soddisfazione. Basta scorrere l’elenco per capire che la concorrenza è forte: si va dalla libreria veneziana ricavata in un antico magazzino di gondole (non a caso si chiama Acqua alta) alla libreria storica partenopea che ha avuto come cliente niente meno che Benedetto Croce, fino al bookshop cosmopolita nel quartiere di San Lorenzo a Roma.
Un plauso per questo riconoscimento arriva dalla consigliera regionale e presidente dell’Istituto Gramsci di Grosseto, Lucia Matergi: «Al quinto posto di una curiosa e intelligente classifica stilata da Panorama, che non è la mia rivista ma è rivista autorevole, figura la Palomar di Grosseto, premiata per l’umanità e il calore che regala. In tempi di on line spinto, riuscire a vendere libri, cioè parole scritte su carta, è un risultato culturale che dà speranza non solo all’ottima Palomar ma alla città di Grosseto. Sono da sempre convinta, e non retoricamente, che la cultura sia la vera molla di riscatto civile di un popolo». Da qui il parallelo della Matergi con un altro piccolo gioiello culturale della città, il cinema Stella: «Qualche tempo fa ho difeso il cinema Stella, altro glorioso serbatoio culturale che non deve chiudere _ osserva Matergi _ Palomar e Stella non sono monumenti ma spazi mentali di incontro che contraddicono una civiltà fatta di non luoghi. Finché si vuole cultura c’è speranza». (s.l.)
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