Il Tirreno

Grosseto

Il Comune liberalizza la vendita di giornali

di Maurizio Bernardini

Chiunque potrà aprire un’edicola o ampliare così la propria attività. L’assessore: «Dobbiamo farlo»

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GROSSETO. Ciao ciao regole: per aprire un’edicola non ci saranno più intricate norme da rispettare, basterà una semplice autorizzazione del Comune. La delibera è già pronta e qualche giorno fa è stata distribuita a diversi consiglieri di maggioranza. Un paio di fogli li abbiamo sbirciati anche noi e parlano chiaro: il piano di localizzazione dei negozi esclusivi della stampa quotidiana e per l’insediamento dei punti vendita non esclusivi viene abrogato.

È l’accoglimento completo di quanto indicato dalla direttiva europea Bolkestein e dai due decreti nazionali, quello Salva Italia (firmato Berlusconi) e il Cresci Italia (voluto da Monti). Insomma, per mettere su un edicola, o semplicemente per vendere giornali anche all’interno di un’altra attività, basterà fare richiesta al Comune, piazzare un paio di timbri su qualche foglio e via. E chissà cosa penseranno della novità gli esercenti che su questo genere di negozio hanno puntato tutto, magari indebitandosi con ingenti mutui e anni di sacrifici.

Sulla faccenda prova a fare chiarezza l’assessore al commercio, Emanuel Cerciello.

Assessore, esiste questa delibera?

«Abbiamo preparato una bozza per affrontare la questione. Credo sarà discussa nei prossimi giorni».

Si liberalizza tutto.

«E non potremmo fare altrimenti: le direttive e i decreti parlano chiaro. Inoltre, proprio per questo, dal dicembre dello scorso anno il piano di localizzazione delle edicole è già stato abolito dalla Regione». Dunque più nessun vincolo?

«Ce ne saranno tre, ma di poca consistenza: dovranno essere garantite libertà di stampa, accesso ai disabili e volumetrie minime. Ma cosa significhi garantire la libertà di stampa e quali siano le volumetrie minime non è dato saperlo».

Per vendere giornali dunque basterà una semplice Scia o ci vorrà l’autorizzazione?

«La seconda, ma la sostanza è quella: se l’imprenditore dimostra di avere tutti i requisiti l’autorizzazione non può essere negata».

Ma come spiega agli edicolanti il crollo del valore delle loro licenze?

«Anzitutto credo ci vorrà gran rispetto per la categoria e per tutti quelli che saranno diciamo penalizzati. Ma è un circuito: il commerciante che oggi gioisce perché può vendere anche i giornali deve sapere che domani potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni».

Siete obbligati a fare così?

«Il nostro obiettivo è tutelare l’ente dal rischio ricorsi: le norme nazionali e sovranazionali sono chiare. Il pericolo è quello di vedere il Comune condannato a risarcire l’esercente che avrebbe voluto vendere anche giornali o aprire un’edicola e non gli è stato permesso. Chiunque potrebbe chiederci anche danni per i mancati incassi e dovremmo pagare».

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