Sicurezza
Giù le mani dal manifesto choc dei vegani
L’Associazione d’Idee contro la rimozione anticipata: «Non è pubblicità, non rispettiamo il codice»
GROSSETO. Il manifesto choc è ancora lì, accanto al sottopasso ferroviario dello stadio, ma ogni giorno rischia la rimozione anticipata rispetto alla naturale scadenza del contratto pubblicitario prevista per il 12 marzo. Una possibilità che per i committenti dell’affissione, l’Associazione d’Idee Onlus di Grosseto, può essere chiamata in un solo modo: censura. A raccontare in un incontro pubblico gli ultimi sviluppi della vicenda è il segretario dell’associazione, Paolo Rossi. Pur ammettendo che da un punto di vista mediatico l’obiettivo è stato pienamente raggiunto l’associazione vuole scongiurare in ogni modo lo scenario dell’oscuramento del manifesto. «Nel fine settimana abbiamo saputo, prima informalmente e poi carte alla mano – spiega Rossi – che la compagnia concessionaria dello spazio pubblicitario, la Cbs di Milano, ha di fatto intimato all’agenzia Semar di Grosseto che ha stampato e affisso il manifesto di rimuoverlo, appellandosi a presunte violazioni del codice di autodisciplina pubblicitaria. Ma noi non abbiamo violato alcun codice semplicemente perché la nostra non è un’operazione commerciale e non vogliamo vendere alcunché. Alla luce di questo ci aspettiamo che il nostro manifesto 6 per 3 resti dov’è fino alla data del 12 marzo».
Per tutelarsi però Associazione d’Idee ha deciso a sua volta di diffidare Semar dal procedere con la rimozione. Ma mentre ogni giorno volontari e attivisti passano a controllare se il manifesto è sempre lì ecco profilarsi un ulteriore scenario – ai limiti del paradossale - ovvero che la stessa Cbs mandi una squadra di operai da Milano a rimuovere il manifesto addebitando poi le spese dell’operazione alla Semar.
Ma c’è anche una nota di costume a margine dell’incontro pubblico sulla campagna “Chi mangi oggi?”. «Questa campagna è stata fatta anche a Torino e a Pordenone – precisa Rossi - ma solo a Grosseto ha suscitato questo polverone il cui eco mediatico è arrivato fino in Francia. Un polverone fatto solo di moralismo incosistente: abbiamo dimostrato che un bambolotto di plastica smembrato – con fattezze umane ma pur sempre di bambolotto di plastica si trattava – causa disgusto mentre un qualsiasi altro animale torturato solo perché non appartiene alla nostra specie non suscita alcuna impressione. D’altronde noi siamo e invitiamo a diventare vegani per motivi squisitamente etici e non salutistici». Tra l’altro per stemperare il clamore suscitato dalla campagna i volontari di Associazione d’Idee hanno deciso di presentarsi al confronto pubblico accompagnati dal “testimonial” della campagna, il bambolotto Chicco, non più a pezzi in versione spezzatino ma intero. Secondo Rossi chi ha gridato allo scandalo ha fatto l’errore di separare l’immagine volutamente provocatoria dalla parte testuale del manifesto che serviva a interpretare correttamente il messaggio espresso. Tra questi secondo Rossi c’è anche il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi. «Il sindaco ha detto che era un’immagine rivoltante dicendo di parlare a nome di tutta la cittadinanza – è la replica di Rossi – ma centinaia di messaggi e di attestati di solidarietà ricevuti anche da parte di cittadini comuni e non vegani dimostrano che il suo pensiero non rispecchia quello della totalità delle persone».
Il manifesto dunque “non s’ha da levare”? «Pensiamo che se c’era un fondamento di legge lo avrebbero tolto il giorno stesso dell’affissione – ha concluso Rossi – Siccome non accettiamo la censura non ci vogliamo piegare anche se il nostro obiettivo comunicativo è già stato raggiunto».
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