Il Tirreno

Grosseto

il tribunale accoglie il ricorso del direttore della motorizzazione

«Fu ritorsione la destituzione di Loreto: va reintegrato»

«Fu ritorsione la destituzione di Loreto: va reintegrato»

GROSSETO. L’ingegner Lorenzo Loreto deve tornare a dirigere l’ufficio provinciale della Motorizzazione civile. Lo ha stabilito il giudice del lavoro Marco Mezzaluna che con un’ordinanza adesso...

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GROSSETO. L’ingegner Lorenzo Loreto deve tornare a dirigere l’ufficio provinciale della Motorizzazione civile. Lo ha stabilito il giudice del lavoro Marco Mezzaluna che con un’ordinanza adesso depositata ha dichiarato illegittimo il provvedimento di revoca dell’incarico, emesso il 18 ottobre scorso dal ministero delle Infrastrutture e trasporti, e ha imposto allo stesso ministero di riassegnare a Loreto le medesime funzioni di direttore.

Il giudice ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dall’ingegnere attraverso l’avvocato Monica Tocci, nel quale si faceva riferimento a una vera e propria ritorsione nei confronti di Loreto, una volta che questi aveva ottenuto dalla Cassazione (e poi anche dal Tribunale di Grosseto) il riconoscimento delle differenze retributive per 277 mila euro per le mansioni superiori svolte dopo la dequalificazione dell’ufficio. Il giudice accoglie questa osservazione, ritenendo che l’atteggiamento del ministero (memoria, note, motivazioni paradisciplinari - per queste ultime il procedimento è stato archiviato) «dà indubbia sostanza alla tesi del ricorrente della natura veletamente ritorsiva della revoca adottata con il provvedimento, esplicitamente motivato anche con riferimento alle iniziative giudiziarie intraprese da Loreto per far valere i suoi diritti».

Il ministero aveva invocato il venir meno del rapporto fiduciario con Loreto perché questi aveva promesso a dicembre 2010 di non esercitare alcuna azione giudiziaria per le differenze maturate dopo il 2000 e poi perché avrebbe dato in pasto alla stampa la notizia della sua destituzione. Il dottor Mezzaluna nota che l’articolo è apparso proprio su queste pagine in data «pacificamente successiva al decreto di revoca» e che il procedimento è stato appunto archiviato.

Se anche il ministero si richiama a una pratica di «normale e sano avvicendamento», secondo Mezzaluna «il reale intento punitivo del provvedimento per le iniziative giudiziarie traspare evidente» in un altro passaggio delle memorie. Tra l’altro, Loreto è dipendente del ministero dal 1989 ed è dirigente dal 1998.

E comunque all’ingegnere non sono state assegnate specifiche mansioni, in quello che il giudice individua come «un vero e proprio svuotamento della prestazione lavorativa», come se Loreto fosse stato posto «in una sorta di “limbo” indefinito». Dunque esiste il fumus, perché la revoca è illegittima «quanto alle motivazioni adottate, risultate insussistenti in fatto e quindi tali da rendere più che verosimile l’intento punitivo nei confronti dle dipendente».

Non solo. Il giudice riconosce anche il periculum in mora perché l’assenza di un ordine al dipendente dopo la revoca del precedente incarico «e la conseguente pretesa che sia lo stesso lavoratore a scegliersi l’incarico da quelli previsti in astratto dalla contrattazione collettiva», portano a tale conclusione.

Questione di pochi giorni, una volta completate le incombenze burocratiche, e l’ingegner Loreto tornerà a sedersi nel suo ufficio di via Teano, «tenuto conto delle indicazioni contenute nel decreto di nomina dell’ingegner Bruno Ferrante in sua sostituzione». Il ministero è stato condannato a pagare le spese di lite: 1.500 euro.(p.s.)

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