Il Tirreno

Grosseto

Sterpaglie, il sindaco Franci in Regione

di Fiora Bonelli

Gli agricoltori vogliono chiarezza e puntano a bruciarle. «Ci vorrebbe una legge che armonizzasse le due disposizioni»

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AMIATA. «Il divieto di bruciare sterpaglie e potature di qualsiasi genere di albero, sia castagno che olivo, che tralci di vite, ridurrà l’Amiata ad un rogaio e a un macchione non più trattabile e vivibile. Per questo bisogna che tutti coloro a cui sta a cuore mantenere il bosco di castagni, gli olivi e le vigne dell’Amiata nella maniera ordinata in cui i contadini l’hanno sempre tenuta, organizzino un incontro e magari una dimostrazione contro il decreto legislativo».

Gli agricoltori vogliono chiarezza. C’è da seguire il decreto legislativo 205 del 2010 o il precedente articolo 13 della L. 152? Il primo di fatto punisce anche col penale chi brucia rifiuti vegetali. La chiamata alle armi arriva da molti agricoltori amiatini, di Castel del Piano, Arcidosso, Seggiano a cui proprio non va giù il fatto di non poter più trattare i rifiuti dei propri appezzamenti. Molte le domande e i commenti a cui ha cercato di dare una risposta il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci, che di gran carriera si è recato in Regione. «La questione è spinosissima - afferma Franci - Il decreto parla chiaro, non si può bruciare. Sto anche interessando la forestale a questo gravissimo problema per noi e per tutti quelli che curano la campagna, il bosco, gli oliveti e i vigneti. Sto lavorando per riuscire ad armonizzare le due disposizioni. Ma ci vorrebbero mesi in parlamento. Intanto continuiamo a muoverci come amministrazione».

La patata bollente, dunque, resta in mano agli agricoltori che invocano una deroga a un decreto con cui l’Italia ha recepito una direttiva europea sui rifiuti. Dunque l’iter legislativo necessario, se mai vi fosse, sarebbe ancora più complicato. Gli agricoltori, comunque, scalpitano e per bocca di Mario Monaci mandano pure a dire a quegli “ambientalisti” che sono contrari agli abbruciamenti che «anche loro non si rendono conto che in questa maniera ben presto tutto sarà trasformato in un rogaio inestricabile. In questo modo se ne vanno via capitali - affermano - il fogliame dei castagneti se non si brucia costituisce una barriera notevole per la raccolta e poi adesso c’è pure la lotta al cinipide da fronteggiare. Noi, dicono gli agricoltori, chiediamo anche alle associazioni di categoria di muoversi, perché la campagna e il bosco costituiscono per tante persone un vero lavoro per sopravvivere. E se ogni volta c’è bisogno di chiamare una ditta specializzata per portar via o tritare le ramaglie, quale sarà il già misero guadagno di chi si dedica alla campagna?».

Ma soprattutto quello che tutti fanno notare è che finora l’Amiata è stata presidiata da coloro che l’hanno tenuta pulita: «I veri ambientalisti siamo noi - incalza Mario Monaci - quelli che sanno cosa vuol dire il lavoro nel bosco e nelle campagne. Se uno ci va solo a raccogliere funghi mica lo sa cosa vuol dire. E quando i rovi saranno alti da trasformare i castagneti e gli oliveti in macchia, allora non ci faranno più nemmeno i funghi».

E insorge anche la minoranza di Castel del Piano: «Le nostre proprietà - afferma Mariella Frediani - capogruppo di minoranza, sono piccole. Poche piante di ulivo, mezzo ettaro di castagni, qualche filare di vigna. Ma il raccolto, messo insieme, fa Pil. Leviamo anche questo e così siamo a posto. Chiamare una ditta apposita per lo smaltimento ci mette tutti in condizione di chiudere bottega. Bisogna che qui, qualcuno ci pensi».

Ma intanto il malcontento monta. E c’è già chi dice di avere i trattori pronti per una dimostrazione di protesta contro una legge nazionale iniqua e che «come al solito passa sopra le teste dei cittadini e delle loro effettive necessità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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