Sicurezza
Più di quattrocento casi all’anno: è allarme
In Maremma tante le denunce delle vittime di abusi. In troppi casi però si fa ancora fatica a parlare
FOLLONICA. Numeri che fanno rabbrividire e che oggi fanno scattare l’allarme. Nel grossetano sono 430 i casi di violenza subiti dai più deboli e segnalati alle autorità competenti, da gennaio a novembre del 2012. 430 sono solamente le vicende conosciute, quelle che hanno seguito un percorso il cosiddetto Codice rosa, (iter che viene attivato dall’Asl e dalla Procura appena si presentano sospetti di violenza su soggetti deboli): chissà di quanto aumenterebbe quel dato se si comprendesse la totalità dei maltrattamenti subiti da chi non ha la forza di denunciare la sua situazione. Storie quotidiane, storie angoscianti spesso contornate da un groviglio di passioni mai risolte, storie difficili da gestire per gli stessi operatori che raccolgono le denunce, storie che oggi più che mai spaventano e portano a parlare di allarme. Tra le prime sul territorio nazionale e prima in Toscana, la task force di Grosseto è costituita da un nucleo operativo di circa 20 persone, tra cui magistrati, forze dell’ordine e personale sanitario della Asl 9, affiancate da una squadra di oltre 50 operatori, che si attivano su ogni singolo caso, al momento in cui si verifica l’episodio di violenza. Insieme all’Asl collaborano anche i Punti d’ascolto dislocati nel territorio maremmano: a Follonica il centro, aperto nel 2009, conta oggi 15 operatici volontarie che per due giorni alla settimana si rendono disponibili nei confronti di tutte quelle donne che scelgono di parlare e raccontare la loro storia di abusi e maltrattamenti. Nel 2009 (da settembre a dicembre) furono cinque i casi denunciati all’associazione, nel 2010 invece 22, mentre nel 2011 le donne furono 17 e 15 l’anno passato. «La percezione che abbiamo – spiega Sabrina Gaglianone una delle volontarie – è legata alle notizie che arrivano dai media, basti dire che in Italia ogni 72 ore muore una donna vittima del partner, dell’ex, o del marito. Il fenomeno purtroppo è oggi un’emergenza sociale: resta difficile stabilire se le denunce sono aumentate o se invece chi arriva da noi rappresenta solamente la punta dell’iceberg». La donna che si rivolge al centro spesso vive fasi alterne, prima è convinta di andare fino in fondo poi fa dei passi indietro per poi abbandonare il percorso o magari ritornare definitivamente sulla giusta via. «Qualche vicenda è stata risolta, ma in questo frangente devono passare anni prima che si possa dire con certezza che la vittima è riuscita ad uscirne definitivamente», commenta ancora l’operatrice. Il caso tipico e che spaventa di più in questo momento gli addetti ai lavori è sicuramente rappresentato dai compagni rifiutati, che non riescono ad accettare quel no pronunciato dalla loro amata. Episodi esasperati che si mescolano a passioni forti, a legami amorosi spesso difficili da gestire. «Non esistono tipologie standard di donne che subiscono violenze, il fenomeno è trasversale e colpisce sia le italiane che le straniere. In questi anni si è rafforzata ancora di più la collaborazione con l’Asl (attraverso il Codice rosa) e le forze dell’ordine: per noi questa sinergia è di buon auspicio. Stiamo anche per iniziare dei progetti rivolti alle scuole primarie e medie, proprio per diffondere la prevenzione». La lettura dell’ultima vicenda accaduta nel Golfo porta ad una riflessione delle volontarie. «La legge italiana non è ancora attrezzata per rispondere a certe emergenze, si stanno facendo passi in avanti ma ancora non è abbastanza».
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