Il Tirreno

Grosseto

«Costretti ad abbattere i nostri animali»

di Elisabetta Giorgi
«Costretti ad abbattere i nostri animali»

Albinia, allevatori ko. Il dramma dei Rustici: «Il fango ha impedito la semina, non possiamo dare da mangiare a 400 capi»

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ALBINIA. C’è chi ha perso la casa, chi il lavoro, e chi deve abbattere i suoi animali perché rischiano di morire di fame. È l’altra faccia della crisi “post alluvione”, che sta mettendo in ginocchio centinaia di aziende agricole nella campagna di Albinia. Moltissime le imprese devastate, e che oltre al danno “diretto” (animali morti, impianti fuori uso) contano uno spaventoso danno “indiretto” di centinaia di ettari di mancato raccolto, e dunque mancato foraggio per gli animali.

È il caso dell’allevamento I rustici, ad Albinia, 450 ettari in località Barca dei Grazi, uno dei fiori all’occhiello della produzione della bassa Maremma, oggi piegata dal disastro e costretta ad abbattere i suoi animali. I campi allagati non hanno prodotto cibo, e il maltempo ancora in corso impedisce la semina primaverile.

«Stiamo vivendo una situazione molto difficile - dice Andrea Rustici, contitolare col fratello Giuseppe dell’azienda - cioè quello che si temeva subito dopo alluvione: siamo rimasti soli, lasciati a noi stessi a leccarci le ferite. Senza soldi, senza risarcimenti o finanziamenti di alcun tipo, senza raccolto e con il maltempo che continua a colpirci in maniera implacabile, a tamburo battente. Anche oggi (ieri, ndr) ha continuato a piovere fitto, lasciando ancora i campi allagati». In questi campi andati sott’acqua la semina è pressoché impossibile. «Siamo riusciti a seminare solo il 5% di quanto previsto, e per un’industria di 400 capi destinati all’allevamento, alla produzione e alla futura macellazione la sproporzione è devastante». Risultato. «Un foraggio così scarso ci rende impossibile continuare a tenere tutti questi animali, per cui ci troviamo costretti ad abbatterli: dobbiamo ridurre il bestiame». Via agli abbattimenti forzati. Una scelta dolorosa per un’azienda che “alleva”, e soprattutto commercializza yogurt, formaggi e carni scelte. La selezione dei capi da abbattere è in atto. «Forse elimineremo una cinquantina tra bovini e suini per i quali non riusciamo a garantire il sostentamento». Intanto la stima dei danni è in corso, continuamente aggiornata dalla produzione in costante calo. «Al momento - dice Rustici - i danni complessivi che abbiamo contato sono 800mila euro, tra perdita bestiame, macchinari, foraggio, appartamenti e altro. Solo come animali, sono morti sott’acqua 80 suini e 20-25 bovini». Non facilitano neppure le normative sull’agricoltura (articolo 62 sul regolamento che disciplina il commercio di prodotti agricoli), che impongono tempi stretti sui pagamenti delle sementi fresche (entro 30 giorni dall’acquisto) e secche (60 giorni). «Dobbiamo rispettare le normative, anche se ci viene richiesta un’anticipazione economica che non ci possiamo permettere e che con il crollo della produzione è difficile. Insomma, è dura. Anche perché, con il maltempo che imperversa, riusciamo veramente male a programmare la stagione. Anche i terreni sono sempre invasi da fango e sporcizia. Nessuno ci dice come operare, o se il territorio è messo in sicurezza. Per i finanziamenti nessun dato certo». Il caso dei Rustici è solo uno dei tanti.

In generale, nelle campagne di Albinia il ritorno alla normalità è lontano. Il problema peggiore sono i fanghi. Il Comune di Orbetello si sta attrezzando per la rimozione, che però è scandita necessariamente per tappe, per via di una serie di problemi, il primo dei quali è il maltempo. Causa pioggia (in questi mesi non ha mai dato tregua), alcune zone continuano a non essere accessibili. L’altro problema è la contemporaneità di fanghi e detriti, che obbliga a “sdoppiare” gli interventi sul fronte della rimozione. Lo spiega il vicesindaco di Orbetello, Marcello Stoppa, che fa il punto: «una volta avuto parere favorevole di Arpat sulla caratterizzazione dei fanghi in loco - dice - abbiamo proceduto con l’appalto per la rimozione, che ha visto vincitore la ditta Ecotrasporti, la quale ha cominciato a lavorare portando via i fanghi con un’attenta pianificazione seguita dal nostro ufficio ambiente». A distanza di una settimana, tuttavia, la gente ha continuato a protestare: molti poderi infatti sono stati liberati, mentre altri no. «Tutti i giorni - conferma lui - siamo tempestati di telefonate da chi “resta indietro”. A tutti loro noi diciamo: abbiate pazienza, stiamo cominciando da una parte e procediamo via via». Due ditte lavorano in contemporanea: la Tekneco deve provvedere al ritiro di ingombranti, frigo rotti e detriti. Ecotrasporti preleva i fanghi, per portarli in discarica. «Due operazioni distinte, entrambe rallentate dal bagnato».

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