Il Tirreno

Grosseto

tentato omicidio nell’agriturismo

Accoltellò la rivale Condannata a 5 anni

GROSSETO. Ha rischiato 12 anni per la coltellata che aveva ferito al petto la donna che considerava sua rivale in amore, quella donna che si trovava sotto lo stesso tetto dell'uomo che lei...

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GROSSETO. Ha rischiato 12 anni per la coltellata che aveva ferito al petto la donna che considerava sua rivale in amore, quella donna che si trovava sotto lo stesso tetto dell'uomo che lei considerava suo per una relazione avuta, quella donna che a quello stesso uomo aveva dato due figli. Ha rischiato 12 anni ma il riconoscimento del vizio parziale di mente prima, e la scelta del rito abbreviato con lo sconto di un terzo poi, hanno portato alla condanna per tentato omicidio a 5 anni e 4 mesi di Cristina Lodovichi, 44 anni e vari precedenti alle spalle. Fu lei a vibrare a Mihaela Faraon un colpo con un coltello dalla lama di 22 centimetri nella camera dell'agriturismo Arcobaleno di Roselle, il 3 febbraio del 2012, prima di essere fermata da Gheorghe Gangal - questo il nome dell'uomo - e legata con un cavo elettrico fino all'arrivo della polizia.

E quel colpo poteva uccidere, nota il giudice dell'udienza preliminare Marco Bilisari: perché il coltello «era particolarmente insidioso e potenzialmente idoneo a provocare la morte; la zona attinta, inoltre, per la sua vicinanza al cuore, poteva seriamente mettere in pericolo la vita della persona offesa», si legge nelle motivazioni adesso depositate. «Un taglio verticale e non una ferita obliqua come quando invece si cerca con la lama di tenere lontana un'altra persona». Quella sera, appena fatta entrare dalla stessa Faraon nella stanza dell'agriturismo, Cristina Lodovichi non aggredì subito la sua "rivale": vide un coltello nel lavello e le si scagliò addosso. Dunque non aveva voluto «soltanto scaricare la sua rabbia addosso alla compagna dell'amante». E se anche il suo obiettivo fosse stato Gangal - in quel momento di spalle perché al computer - ciò non cambierebbe nulla secondo il gup: sarebbe sempre un tentato omicidio e il vizio parziale di mente accertato dalla dottoressa Barbara Marzioni è compatibile con il dolo.

Poco interessano, secondo il giudice, le discrepanze rese dai testimoni a proposito della ricostruzione. L'amica che aveva accompagnato la Lodovichi aveva detto che la donna era stata legata da due uomini (uno oltre a Gangal, dunque) e che tutti erano usciti dopo dieci minuti dall'ingresso (e non dopo pochissimi istanti). Faraon aveva riferito che la Lodovichi aveva schiaffeggiato Gangal prima dell'accoltellamento ma l'uomo non aveva parlato di schiaffi. Quello che interessa è che «Faraon venne accoltellata dalla Lodovichi in uno stato di profonda agitazione» e che vi su un tentativo di un successivo accoltellamento, dimostrato da una piccola escoriazione all'altezza della settima costola.

Il giudice ritiene di non poter condividere la tesi difensiva (avvocato Barbara Fiorini) di legittima difesa secondo cui la Lodovichi sarebbe stata aggredita da Gangal e da un suo connazionale con cui divideva quella camera. Impossibile derubricare il fatto in lesioni. L'imputata, del resto, non ha mai parlato, se non con il perito. E ciò - insieme ai precedenti - ha impedito al giudice di applicare una pur minima attenuante, se non quella del grave disagio sociale già riassunta dal riconoscimento del vizio di mente parziale. Dunque la condanna (anche alle spese di custodia in carcere - dove è tornata dall'aprile scorso, dopo un breve soggiorno ai domiciliari) e l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Il pm Giuseppe Coniglio aveva sollecitato 9 anni. (p.s.)

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