Il Tirreno

Grosseto

«Quei naufraghi risucchiati dal gorgo»

di Pierluigi Sposato
«Quei naufraghi risucchiati dal gorgo»

La Procura ha ricostruito gli ultimi minuti dei 32 passeggeri: annegati mentre cercavano scampo, precipitati dentro la nave

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GROSSETO. C'è chi non aveva trovato posto sulle scialuppe, pur avendo indossato il giubbotto di salvataggio oppure avendolo agganciato male. C'è chi, come il musicista di bordo Giuseppe Girolamo, il posto lo aveva trovato ma lo aveva ceduto per far mettere in salvo i passeggeri. C'è anche chi era precipitato nella voragine vicno al vano ascensori quando la nave si era ribaltata sul fianco destro e i pavimenti erano diventati pareti e quegli ambienti si erano allagati.

Sono i morti di Costa Concordia. Sono i 32 morti del naufragio del 13 gennaio 2012. Gli ultimi minuti della loro vita scorrono più volte nelle 707 pagine della richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pool dei magistrati della Procura di Grosseto. Più volte perché la loro morte è contestata a più di un imputato. Omicidio colposo, è chiaro, dovuto secondo la Procura a negligenze, disattenzioni, carenze, comportamenti inappropriati di chi avrebbe dovuto garantire l’incolumità altrui.

Da ieri, il contenuto per estratto della richiesta di rinvio a giudizio è stata pubblicata sul sito del Tribunale di Grosseto. Pubblico annuncio via web per poter raggiungere la platea più vasta possibile. Ci sono le imputazioni (l’estratto occupa 60 pagine), c’è l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare (15 aprile al Moderno, come già annunciato), c’è l’elenco delle persone offese (4.235).

E nelle imputazioni sono individuate anche quelle 157 persone che da quella sciagura avevano riportato lesioni di vario genere, oppure stati di ansia, oppure ancora fratture. Un elenco dettagliato, con giorni di prognosi brevi oppure superiori a 40 giorni. C’è chi si era abbandonato a un pianto dirotto, chi aveva faticato a prendere sonno nelle settimane successive, chi aveva riportato semplici contusioni o un raffreddore.

Asfissia per annegamento è la causa di morte comune. Accertata per tutti e presunta per i due corpi ancora mancanti, quelli di Maria Grazia Trecarichi e Russel Terence Rebello. Morti come Francis Servel e Jean Paul Micheaud, che il giubbotto non ce l’avevano quando si erano lanciati in mare davanti alla Gabbianara. Caduto o gettatosi in mare anche lo steward Tomas Alberto Costilla Mendoza, che non avrebbe agganciato correttamente il giubbotto.

C’erano poi quei passeggeri che non avendo trovato posto sulle scialuppe si stavano muovendo - su indicazione del personale oppure di propria iniziativa - da sinistra a destra in prossimità del ristorante Milano, sul ponte 4, e che erano precipitati improvvisamente nei corridoi diventati verticali: Giovanni Masia, Guillermo Bual Guades, Hegon Hor, Jeanne Yvonne Gannard, Pierre André Emile Gregoire, Josep Werp, Horst Galle, Gabriele Maria Grube, Inge Schall, Mylène Lisiane Marie Thèrése Litzler,Michael Blemand, Williams Arlotti e la figlia Dayana di 5 anni, Elisabeth Bauer, Brunhild Werp, Margrit Schroeter, Margarethe Neth, ma anche il musicista Sandor Feher. Luisa Antonia Virzì, invece, secondo la ricostruzione della Procura era scivolata in mare a causa dell’inclinazione della nave e non l’aveva salvata nemmeno il giubbotto. Maria D’Introno era stata fatta salire e poi scendere dalla scialuppa sul lato sinistro perché questa non poteva essere calata a causa dell’inclinazione eccessiva; era andata sul lato destro dove però l’acqua stava salendo e si era gettata in mare; aveva il giubbotto ma non sapeva nuotare. Siglinge Stumpf era stata trovata nei pressi del “giardino” di dritta del ponte 3. Erika Fani Soria Molina faceva la cameriera al Wine Bar Budapest sul ponte 5: dopo avere tentato di allontanarsi a bordo di una zattera ed essere caduta in mare, senza il giubbotto di salvataggio era stata risucchiata verso il fondale dal gorgo prodotto dal definitivo ribaltamento sul fianco destro, come anche la passeggera Barbara Ann Heil e il marito Gerald Frank Heil. Un’insufficienza cardiaca da trauma toracico aveva stroncato invece Norbert Josef Ganz, morto come la moglie Cristina Mathilde Ganz risucchiata dal gorgo e annegata. Giuseppe Girolamo, anche lui musicista, non aveva trovato posto sulle scialuppe al ponte 3, sul lato sinistro; sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, era stato indirizzato da membri dell'equipaggio sul lato destro del medesimo ponte e, dopo avere ceduto il proprio posto su una scialuppa di salvataggio per favorire l'imbarco di altri passeggeri, era poi deceduto per asfissia da annegamento nelle acque antistanti la località Gabbianara.

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