Sicurezza
«Per 28 milioni mi impegno di persona»
Il governatore Rossi: «Purtroppo non c’è ancora la firma che mi nomina commissario e che ne sblocca 110 di fondi statali»
GROSSETO. Il Dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) che nomina Enrico Rossi commissario per l’alluvione e, al tempo stesso, gli assegna 110 milioni di euro sbloccati dall’ultima finanziaria per gli interventi in Toscana, è ancora fermo al ministero dell’Economia.
Finché non ci sarà in calce la firma di Mario Monti (è ancora lui il presidente del consiglio in carica) quei soldi nella nostra Regione non arriveranno.
«Ho parlato con il prefetto Gabrielli poco fa – ci ha confermato ieri sera il presidente della Regione, Enrico Rossi - e, purtroppo, mi ha detto che il decreto di nomina ancora non è firmato. Senza di quello io non sono commissario e i soldi non ci sono. Mi auguro che la firma arrivi in tempo breve, diciamo entro questa settimana, altrimenti andremo a fare una manifestazione a Roma. Perché il Governo non può abbandonare per la seconda volta la gente alluvionata, dopo averlo fatto una prima volta non rinviando il pagamento delle tasse. E vorrei chiarire che anche per le tasse regionali la competenza su un eventuale rinvio è statale».
Le polemiche giunte dalla zona di Albinia per i pochi soldi arrivati, per ora, per le famiglie e le imprese, spinge il governatore a spiegare come stanno le cose e a rivendicare quanto fatto dalla Regione.
E lo fa usando parole chiare, prima di tutto sui tempi, come aveva fatto qualche settimana fa alla Copaim: i soldi, se ci saranno, non arriveranno prima di 8 mesi. Forse un anno. Ma al tempo stesso Enrico Rossi si prende un impegno forte, sotto la sua personale responsabilità.
Allora presidente, quando arriveranno i soldi alle famiglie e alle imprese?
«Come detto, ci sono 110 milioni che l’ultima finanziaria ha messo a disposizione della Toscana. Ma finché non sarà firmato il decreto, non potranno essere utilizzati. Ma quella firma non sarà sufficiente per destinarne, come chiediamo con forza, il 25% alle imprese e alle famiglie. Sono circa 28 milioni di euro».
E cosa manca?
«Nel decreto quella riga che destina il 25% non c’è. Quindi servirà un nuovo decreto legge del governo in sede collegiale che dovrà essere approvato entro 60 giorni dal parlamento. Però su quei 28 milioni io mi prendo un impegno personale, che la prudenza sconsiglierebbe, ma che non è rinviabile».
Di cosa si tratta?
«Anche senza decreto legge che sblocchi il 25% dei 110 milioni, come detto circa 28 milioni, io inserirò quei soldi nel piano degli investimenti. E farò preparare il bando per assegnare quei soldi ai privati, in parte in Maremma, in parte nella zona di Massa».
Quindi finalmente i primi soldi arriveranno alla gente che è in ginocchio per il fango.
«Ma bisogna essere molto chiari sui tempi. Non mi va di fare promesse che poi non possono essere mantenute. Serve la firma sul primo decreto di sblocco dei 110 milioni e della mia nomina a commissario, poi va fatto il bando, quindi vanno raccolte le domande, quindi vanno controllate, corrette se sbagliate e infine valutate. Insomma, c’è del lavoro da fare. I soldi potrebbero arrivare fra otto mesi, più facilmente fra un anno».
E questi sono soldi per famiglie e privati.
«Sì, questi sì. E se arrivano a poco più di un anno dall’evento è un buon risultato. Ma, intanto, la Regione qualcosa ha già fatto. Lo rivendico con forza, perché ci siamo mossi in tempi brevissimi. Abbiamo stanziato 100 milioni per le opere pubbliche, una metà dei quali destinati alla Maremma, abbiamo messo in moto 50 milioni di prestiti attraverso FidiToscana. E abbiamo stanziato 6 milioni di euro per l’agricoltura e mi conferma l’assessore che i tempi adesso sono davvero strettissimi».
Però ad Albinia ci sono state polemiche per i soldi arrivati per ora alle famiglie.
«Polemiche sbagliate. Quello è stato un intervento che definirei “sociale”, al quale non eravamo neppure tenuti. Sono tre milioni di euro che abbiamo deciso di mettere sul piatto, da subito, per le famiglie meno abbienti, o bisognose che si voglia dire. Sono tre milioni per famiglie con un reddito Isee fino a 36 mila euro che, in fondo, non è neppure bassissimo. Abbiamo pensato che, pur non venendo grandi cifre per ciascuna famiglia, potesse essere almeno un piccolo aiuto per chi non ha più nulla, non sa come vestirsi o mandare i figli a scuola. Un primo intervento che desse un pochino di sollievo, in attesa di avere più fondi a disposizione. Un 70% sono già pronti, il restante 30% lo sarà fra poco, quando i Comuni avranno finito di raccogliere le domande».
E questi soldi come arrivano alle famiglie?
«Sta al Comune distribuirli. E, visto che li hanno già, invito a farlo quanto prima. Almeno quelle famiglie che hanno fatto richiesta avranno un primo aiuto. Per il resto, se tutte le condizioni saranno soddisfatte, ci vorrà ancora qualche mese».
@guifiorini
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