Sicurezza
Maremma, noi abbandonati dopo l’alluvione
Quattro mesi dopo il disastro la situazione è quella di un mosaico di case distrutte dall’acqua e dal fango, di aziende ko e di cittadini disperati e che chiedono aiuto. E Monti non firma lo sblocco di 110 milioni di euro decisivi per la rinascita
Albinia quattro mesi dopo: è ancora un mosaico di case distrutte dall’acqua e dal fango, aziende ko. Le ferite più gravi inferte dall’alluvione sono nelle campagne, nella zona del Guinzone, dove è difficile risollevarsi e le aziende o i poderi sono ancora alle prese con la melma, perché il maltempo e le piogge insistenti stanno ritardando i lavori dei Consorzi di bonifica. La gente è disperata: i finanziamenti pubblici sono ancora lontani, visto che Monti non ha ancora lo sblocco di 110 milioni di euro decisivi per ripartire: «Per ora abbiamo ricevuto solo fondi dal volontariato», dicono gli abitanti. E mentre la frazione di Albinia sta riconquistando un volto più “umano”, è soprattutto nelle campagne che la situazione è peggiore.
VIDEO Tra disperazione e rabbia /2 FOTO Ancora fango e distruzione
«Campanelli guasti per alluvione. Per contattarci telefonate al numero…», si legge al cancello di uno dei tanti poderi isolati sulla strada del Guinzone, un devastante agglomerato di case distrutte, a novembre scorso, dalla furia dell’acqua. Lì accanto - al civico numero 4 - ecco magazzini sventrati, un’altalena divelta, un giardino distrutto; resti di liane, corde per far giocare i bambini, o vasi di fiori, e quel che resta di un pollaio dove sono morti tutti i polli, o di un laboratorio dove sono andati in fumo gli strumenti. Protestano per la situazione devastante della loro terra gli abitanti del Guinzone: Irio Nardi, Daniele Leandri, Anna Dan. Nei loro poderi, la situazione è la stessa di quattro mesi fa, quando ad Albinia il tempo si è fermato al 12 novembre.
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Stesse istantanee, stesso fango e distruzione; stessi impianti ko e telefoni e pali della luce piegati. Stessa gente che implora aiuto, che piange e chiede consolazione nelle campagne dove le ruspe arrivano a stento e il fango non si toglie, perché – dicono scrollando le braccia - c’è troppo fango. Uno dei simboli di questa delicata situazione è la frase scritta a penna su un foglio (foto a sinistra) e attaccata al campanello di uno dei poderi isolati nelle campagne al Guinzone: "Campanelli guasti per alluvione. Per contattarci telefonate a questo numero".Ed è soprattutto nelle campagne che la furia dell'alluvione ha inferito le ferite maggiori e più profonde e dove è difficile ritornare alla normalità se presto non arriveranno quei finanziamenti pubblici tanto attesi da Roma. Finanziamenti promessi, ma su cui al momento non c'è nessuna certezza sui tempi.
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