Il Tirreno

Grosseto

Si dimette Baldassari Confcommercio fibrilla

di Maurizio Bernardini
Si dimette Baldassari Confcommercio fibrilla

L’uomo arrivato per far dimenticare le tensioni legate alla precedente direzione lascia dopo 8 mesi: «Abbiamo lavorato bene, temo il ritorno di vecchie logiche»

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GROSSETO. Non è il papa e non se ne va in elicottero, ma nel suo piccolo fa ugualmente notizia: Simone Baldassari molla il coordinamento della Confcommercio. L’elezione dei nuovi organi dirigenziali è prevista per lunedì 18 marzo: l’annuncio delle dimissioni giunge accompagnata da una corposa nota _in cui Baldassari esalta i risultati raggiunti ed esterna perplessità _ e chiude un ciclo breve, poco più di otto mesi. Era fine giugno 2012 quando l’ex direttore Paolo Regina lasciò, tra i veleni. Ne sortì un quadrumvirato composto dai responsabili delle diverse aree di gestione interne a Confcommercio. Alla testa del gruppo fu scelto Baldassari che, allora come oggi, ricopriva pure il ruolo di vicepresidente. La sua gestione può essere riassunta in tre punti: l’apporto al Centro commerciale naturale, il riassorbimento di alcuni soci delusi e la discesa in piazza contro le tasse che strozzano le imprese (con la contemporanea apertura di molti tavoli di trattativa con i Comuni su tosap, sagre e tassa di soggiorno).

Baldassari, qual è il suo rimpianto?

«Non esser riuscito a completare il percorso di cambiamento, ancora in fase iniziale».

E l’errore più grande fatto in passato?

«Senza dubbio aver interrotto il dialogo con i soci è stato lo sbaglio più grosso di Regina».

Ma in Confcommercio qualcuno le rema contro?

«Divisioni interne c’erano una volta. Ora abbiamo riportato tutto in un’ottica di confronto naturale. Molti soci sono rientrati, vedi gli scontenti della precedente gestione. Però esistono anche alcuni confronti per la decisione della nuova dirigenza che vengono fatti al di fuori dell’associazione, senza tener conto di quanto oggi abbiamo fatto. Ovvio, chiunque voglia candidarsi è legittimo che lo faccia, ma dovrebbe tenere a mente tutte le parti in causa già esistenti. Non vorrei si stesse per percorrere la vecchia logica».

Mi dice qualche nome dei “papabili” ai vertici?

«Non li so. E questo è drammatico».

Potrebbe essere una donna?

«Non è escluso».

Ma lei cosa vuole?

«Non voglio che cose inidonee vengano avvicinate al lavoro che abbiamo fatto».

I conti della Confcommercio sono in rosso?

«Quando siamo entrati in gioco (giugno 2012, ndc) la situazione era molto peggiore. Oggi l’associazione è controllata e verificata in ogni dettaglio: ha debiti, come tutte le associazioni, ma soprattutto sostenibili. Anche lì abbiamo fatto una ristrutturazione importante. Certo, chiudendo le aziende perdiamo soci, entrate. Ma questo è un altro discorso».

Qual è la cosa che più le ha dato soddisfazione?

«Sicuramente riportare in “casa” tanti soci storici. E rivedere partecipe anche chi non è un “grosso nome”. Gente magari di periferia, delle frazioni. Tutti si sono avvicinati con entusiasmo».

Ma se i soci tornano, l’aria è nuova e i conti sostenibili, perché lei molla?

«Si vede che il passato non è bastato. Neppure da noi. Certe dinamiche persistono e io non voglio entrarci».

Può essere più chiaro?

«Il confronto deve avvenire in via della Pace (sede centrale di Confcommercio, ndc.) con coordinamento, presidente e tutto il resto del gruppo».

Vabbè, non vuole fare nomi. Esclude comunque un suo ritorno?

«No, ma sarebbe fondamentale tenere saldi i principi che hanno contraddistinto il mio percorso, fatto di trasparenza, partecipazione, condivisione. Ci credo poco».

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