La manifestazione
Una scala, un seghetto e le testimonianze
Dalla perquisizione in casa dell’imputata agli accertamenti sulla manomissione delle linee telefoniche
MONTE AMIATA. Una scala tagliata, un seghetto seminuovo con tracce di vernice, un biglietto con il numero di telefono dei coniugi. Tre oggetti ancora in sequestro, gli ultimi due trovati a casa dell’imputata: con la scala la donna si sarebbe arrampicata fino alle linee telefoniche per manometterle e chiamare le vittime dello stalking. Secondo i carabinieri, le tracce sul seghetto e sulla scala corrisponderebbero. Non ci sono invece perizie, nemmeno quelle calligrafiche sui biglietti trovati al cimitero su cui non vennero ricavate impronte digitali. Ma testimoni, quattro o cinque, dissero di aver visto la donna arrampicata sulla scala.
Sono alcuni aspetti delle indagini eseguite dai carabinieri della Compagnia di Arcidosso, che si occuparono anche del suicidio dell’uomo, avvenuto il 3 agosto 2010. Con l’orologio che si era bloccato sulle 6.56. «Nell’auto di mio marito trovata alla Zancona - ha detto la vedova, costituitasi parte civile con l’avvocato Roberto Santi Laurini - c’erano tre bigliettini. Mio marito si rivolgeva alle persone care chiedendo loro di aiutarmi e dichiarando di aver voluto loro bene. Nel terzo si chiedeva di arrestare quella delinquente facendone il nome. Ma lui non mi aveva mai detto che voleva suicidarsi». E voi come vi comportavate? «Non facevamo più vita. Le cose andarono un po’ meglio subito dopo la perquisizione. Ma per poco tempo».
C’è certezza di telefonate o messaggi partiti dall’imputata verso i coniugi? «Sì - ha risposto il maresciallo Ghelli - Sono sms in cui la donna dichiarava di essere sola e chiedeva all’uomo se quella sera sarebbe venuto oppure altri che invitavano a collegarsi a un sito per stringere amicizia. L’ultimo contatto? Risale al 31 luglio, alle 16,39: era un fax da una cabina telefonica in cui si facevano allusioni a infedeltà».
Che rapporti c’erano con l’imputata? «Rapporti di vicinato, normali - ha detto invece la donna - Mai litigato. Però poi lei aveva iniziato a rispondere sgarbatamente». La vedova ha parlato ieri anche di pedinamenti: «Non è normale che io veda una persona del paese cento volte al giorno».
L’imputata - che per tre mesi alla fine del 2010 era stata allontanata di almeno un chilometro dal paese - non era presente ieri. Il giudice Puliatti ha fissato la nuova udienza a settembre: saranno sentiti i testimoni del viceprocuratore onorario Pamela Di Vincenzo e quelli della parte civile, una decina in tutto.
(p.s.)
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