Sicurezza
Video porno a 12 anni, finisce in rete
La ragazzina spinta da un amico a filmarsi nuda, poi le immagini si diffondono a scuola e su Internet. Indaga la polizia
GROSSETO. Una bimba di 12 anni che si filma con il cellulare mentre si tocca. Un video - dice lei – preteso, attraverso il ricatto, da un compagno di classe.
Le immagini che finiscono sui cellulari dei coetanei, poi sugli smart-phone degli adulti. Dieci, cento, mille passaggi, una diffusione difficile da fermare. Così il filmato oltrepassa le mura della scuola, i confini del quartiere. Quelli di una provincia e finisce sul web.
Adesso se ne parla ovunque. Da un paio di settimane i carabinieri (prima) e la polizia postale (poi) si occupano di questa scabrosa vicenda, ambientata nell’entroterra maremmano.
Protagonista una ragazzina che frequenta la seconda media, famiglia italiana. Tutto inizia quasi per gioco.
Lucia (la chiameremo così, il nome è inventato) si trova nella condizione di dover accontentare un amico, un compagno di classe che la minaccia di raccontare ai genitori di avere avuto un rapporto sessuale con lei.
Per ottenere il silenzio le viene chiesto di riprendersi con una fotocamera, di mettersi nuda e masturbarsi, poi di consegnare il ciak. Lucia ci pensa qualche giorno. Si sente messa alle strette, sotto pressione. Teme che i genitori la sgridino per ciò che ha fatto. Alla fine, senza pensare alle conseguenze, decide di accogliere la richiesta dell’amico.
Così il video viene registrato a casa, un pomeriggio, senza nessun complice. Dalle immagini si vedrebbe anche il volto della ragazzina, il suo corpo e tutto il resto. Un filmato pedopornografico in piena regola.
La mattina successiva, attraverso i cellulari, il video rimbalza di banco in banco. A ricreazione ci sono i “capannelli”, al bagno, per vederlo; e poi ridere, commentare. La tecnologia in mano a un adolescente può diventare micidiale.
Per fortuna le insegnanti hanno le antenne dritte. Vigilano, controllano, sanno che certe cose possono succedere. Il giorno successivo c’è di nuovo scompiglio a scuola. Dalla classe di Lucia si sta estendendo al resto della scuola, al paese. Così il video viene intercettato. Un paio di professoresse si fanno raccontare cosa sta succedendo, guardano le immagini sul display di un cellulare e comprendono subito che si tratta di una vicenda seria. Il filmato, purtroppo, è già uscito, ha già un circuito.
Eppure bisogna provare a fermarne la diffusione, tenendo conto che stiamo parlando di bimbi, di ragazzini che non hanno neppure 14 anni.
In prima istanza vengono coinvolti i genitori. La madre di Lucia è arrabbiata. Con la figlia, ma non solo. Si decide di chiamare i carabinieri, che arrivano a scuola e mettono in campo il buon senso: parlano con le insegnanti, chiedono ai ragazzini di cancellare quella clip. Intimano loro di non divulgarla. Provano, insomma, una sorta di bonifica, ma ormai è troppo tardi. Il video è già un cult.
Fuori dalla scuola altri ragazzi lo hanno passato agli amici; e questi ad altri amici, senza sapere – probabilmente – che si sta compiendo un reato gravissimo.
La denuncia per ciò che sta accadendo è stata poi formalizzata alla Polizia postale, che - sentita ieri - non ha voluto commentare.
«Ci sono delicate indagini in corso, con il coinvolgimento di diversi minori non perseguibili». Fine delle trasmissioni. Chi detiene il video, chi l’ha ricevuto e a sua volta divulgato, commette un reato gravissimo, che comporta pene pesanti.
Senza contare che ciò che è accaduto a Lucia può metterne a repentaglio la crescita, con il rischio, ancora più grave, che il suo volto e il suo nome siano già stati caricati su Internet e immessi nel circuito della pedofilia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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