Il Tirreno

Grosseto

Muore alla Tioxide stroncato da infarto allenatore di calcio

di Alfredo Faetti
Muore alla Tioxide stroncato da infarto allenatore di calcio

Giacomo Migliorini aveva 46 anni ed era di Roccastrada Il ricordo di Marras: «Una persona per bene, un amico vero»

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SCARLINO. È finito tutto in un attimo. La sua passione per il calcio, la sua abilità nella caccia alla beccaccia, la sua voglia di vivere irrefrenabile. È finito tutto ieri pomeriggio, quando Giacomo Migliorini è sceso dal muletto con cui era al lavoro nello stabilimento Tioxide. «Mi fa male il petto» ha detto ai colleghi. Nessuno però ha pensato al peggio in un primo momento. Giacomo infatti era una persona vivace, attiva, che mai aveva manifestato qualsivoglia disturbo o malore. Poi però si è accasciato a terra e in quello stesso attimo in cui la sua passione finiva tutti nell’industria scarlinese hanno capito che la faccenda era seria. Sono arrivati i soccorritori, la medicina del lavoro e anche i carabinieri. Ma non c’è stato niente da fare: un infarto ha stroncato Migliorini sul pavimento della Tioxide, strappandolo con i suoi 46 anni alla famiglia e al suo amore per la vita. Lavorava alla Carovana Facchini, una cooperativa di Scarlino. Come ogni mattina, ieri è uscito dalla sua casa all’Aratrice, Roccastrada, per entrare di turno nel magazzino della Tioxide. Si è messo all’opera con il muletto, caricando e scaricando merce. La fitta al petto è arrivata nelle prime ore del pomeriggio ed è stata improvvisa. Nessun segnale che dentro di lui stava succedendo qualcosa. Quando Migliorini si è accasciato, i colleghi hanno chiamato subito i soccorsi, arrivati poco dopo. I sanitari hanno provato in tutti i modi a salvarlo: si sono subito resi conto che la situazione era grave e che non c’era tempo per trasferirlo in ospedale. Hanno praticato il massaggio cardiaco direttamente sul pavimento, senza fermarsi. E mentre le mani unite del soccorritore battevano a tempo regolare sul petto, nell’azienda sono arrivati anche i carabinieri e la medicina del lavoro per verificare le cause dell’accaduto. Sono rimasti tutti a guardare quelle mani unite sul petto per quaranta minuti, ma alla fine il cuore di Migliorini non ce l’ha fatta. A quel punto ai funzionari non è rimasto che dichiarare la morte per cause naturali e disporre il trasferimento dell’uomo nella camera mortuaria di Roccastrada. Nel paese, intanto, la voce ha fatto ben presto a circolare. Non solo perché Giacomo era «una persona per bene, generosa e piena di vita», come lo ricordano gli amici, ma anche perché qui Migliorini è un cognome ben noto. La sua giovane figlia Jessica, infatti, è una campionessa di calcio, che con la maglia roccastradina è riuscita ad arrivare nelle massime serie del calcio femminile a suon di gol. È stato così che anche lui, di pura fede juventina e un passato come attaccante nello Sticciano, ha deciso di seguire sua figlia nell’avventura calcistica. Divenne allenatore proprio a Roccastrada, cambiando poi nel corso degli anni qualche panchina nella zona. Senza mai abbandonare Jessica, primo sostenitore in ogni sua partita. Tifoso di Jessica è anche il suo primo allenatore, quando tirava i primi calci con i pulcini: è Leonardo Marras, lo stesso che oggi veste i panni del presidente della Provincia. «Giacomo era un amico, una persona splendida» dice Marras. Migliorini sapeva farsi voler bene, su ogni campo. Lo ricorda anche il sindaco di Scarlino, Maurizio Bizzarri, che con lui ha lavorato insieme: «sono vicino alla moglie e alla figlia, Giacomo era davvero un uomo per bene».

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