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sollecitati interventi

L’invasione dei cinghiali Adesso sono 350mila

L’invasione dei cinghiali Adesso sono 350mila

GROSSETO. Troppi ungulati in Toscana. Lo dicono da tempo gli esperti, lo hanno ripetuto ieri a Firenze al convegno "Agricoltura e gestione razionale della fauna selvatica": secondo le stime sono 350...

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GROSSETO. Troppi ungulati in Toscana. Lo dicono da tempo gli esperti, lo hanno ripetuto ieri a Firenze al convegno "Agricoltura e gestione razionale della fauna selvatica": secondo le stime sono 350 mila.

Un numero che ha costretto moltissimi agricoltori a stendere chilometri e chilometri di rete metallica a protezione delle colture e che mette a repentaglio l'equilibrio ambientale di tutta la regione causando problemi ingenti anche dal punto di vista idrogeologico e forestale.

L’assessore regionale all'agricoltura e foreste, Gianni Salvadori, che ha lanciato l’allarme, vuole sollecitare le istituzioni perché ci sono discrepanze tra normativa nazionale e regionale e il ruolo dell’Ispra che, a detta degli operatori provoca l'empasse istituzionale e rende impossibile effettuare gli interventi necessari, nei tempi dovuti, da parte di Atc e Province.

«Ho già scritto al coordinatore degli assessori regionali all'agricoltura perché porti in Conferenza Stato Regioni l'argomento riguardante le linee guida dell'Ispra sugli ungulati», dopo che un’analoga lettera era stata inviata ai ministri Clini e Catania. «Non possiamo rimanere bloccati - ha sottolineato Salvadori - e l'Ispra non dà risposte alla Regione Toscana, su nulla, da molti anni ormai. Anche l'Ispra invece deve rispettare le leggi e siccome so che la questione degli ungulati sarà centrale per il prossimo piano venatorio voglio avere certezze dal livello nazionale. Il Ministero e la Presidenza del Consiglio, in accordo con le Regioni, devono individuare le modalità che permettano la tutela del territorio, dell'ambiente e dell'agricoltura».

Fra gli esempi citati il caso di un incidente stradale che ha visto coinvolti una giovane donna e un cervo. L'ente pubblico ha dovuto far ricoverare il cervo a spese del contribuente, mentre la giovane donna ha perso un braccio e non ha diritto ad alcun risarcimento perché la strada recava la segnaletica prescritta.

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