Italia
«L’età della sessualità si è abbassata»
Simone Giusti (L’Altra Città): la scuola non può impedirlo, ma può educare a usare i nuovi mezzi
GROSSETO. «Il rapporto dei ragazzini con la sessualità è cambiato, sostanzialmente perché si è abbassata l’età. Ma la scuola non ha un mandato educativo preciso su questo tema, anche se può controllare le dinamiche che portano alla diffusione di queste immagini»: Simone Giusti, presidente dell’Altra Città, associazione che si occupa da molti anni di emergenza sociale, ma anche di educazione ed adolescenza, parla chiaro.
Già alle medie i ragazzini hanno un rapporto con il sesso, sotto ogni forma, e casi più o meno “gravi” accadono quasi in ogni scuola.
«I genitori si rapportano ai figli pensando che siano come erano loro a quell’età. Non è più così. L’età dei primi rapporti si è profondamente abbassata. E poi sono cambiate le ragazzine. Adesso hanno comportamenti e modi di rapportarsi agli altri che si avvicinano molto a quelli dei maschi, con tutto quello che comporta».
Simone Giusti, quindi, non si meraviglia che la ragazzina si sia filmata da sola. E che il filmato sia poi finito sui cellulari dei compagni di scuola e da lì anche in rete.
E quindi l’educazione, a casa e in classe, cosa può fare?
«Certo non può impedire che i ragazzini inizino a rapportarsi con il sesso, è sempre successo, anche se fino a qualche tempo fa avveniva in età un po’ più avanzata. Ma può gestire le dinamiche dei gruppi, gestire i fenomeni di bullismo, controllare cosa viene visto sui vari media, dalla tv a internet, e, soprattutto, come vengono usati i nuovi strumenti che oggi sono a disposizione».
Certo ormai quasi tutti i ragazzini hanno in tasca macchina fotografica e telecamera.
«Le hanno e le usano. E non è un male assoluto, sia chiaro. Però la scuola e i genitori possono educarli a farne un uso corretto. Soprattutto spiegare che la pubblicazione di certe immagini e certi filmati è una forma di violenza molto forte. Che porta conseguenze per chi le subisce che possono durare anche molto a lungo».
Invece pare che non ci riescano molto bene...
«E invece, purtroppo, certi episodi rientrano nell’ambito più ampio del bullismo o dello stalking. Ma non succede solo a scuola. Capiamoci: la scuola, al di fuori della scuola, non può fare molto. Questa è l’emergenza più grande che gli educatori si trovano a dover fronteggiare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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