Il Tirreno

Grosseto

L’Ascom: «Il Ccn è fondamentale per il centro storico»

di Maurizio Bernardini

Baldassari: «Sarebbe un errore sciogliere il consorzio» Ma tre membri del consiglio lasciano e gli iscritti latitano

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GROSSETO. Se cadi a terra hai tre possibilità: ti rialzi, strisci, molli. Ecco, a undici mesi dalla fondazione il Centro commerciale naturale si trova con le chiappe per aria e una decisione andrà presa. Sì, perché la volontà – e pare non solo quella - il presidente Andrea Marchionni ce l’ha messa tutta. Adesso però non basta più. Il calendario eventi, sbandierato qualche mese fa dalle associazioni di categoria alla stampa locale è nato morto. E con ogni probabilità sarà destinato a rimanere sulla carta, roba utile per soffiarsi il naso o giù di lì. Ma secondo voi, contano di più i numeri o le idee? La risposta non è per nulla scontata. Le percentuali dedicate alla Maremma parlano di un calo dei fatturati costante che in molti settori – come il commercio, appunto - va a doppia cifra.

Eppure tutto, almeno in centro, è ancora immobile. Al consorzio nato nel marzo 2012 hanno aderito poco più di ottanta esercenti. Ma una trentina di loro non ha pagato neppure la quota minima, quei cinquanta euro da mettere in cassa come contributo iniziale. Sì, perché la diffidenza nei confronti di una situazione che troppo assomigliava a esperimenti già visti in passato c’era e c’è tutt’oggi. Una freddezza che forse poteva essere superata, «ma solo con il contributo di chi doveva, o dovrebbe fare di noi interlocutore privilegiato» dice qualcuno vicino al Ccn. Il riferimento è al Comune, reo, secondo i “militanti” del consorzio e alcuni costituenti, di non aver dato il giusto peso e spazio alla neonata realtà. Ciò che pareva destinato a rivoluzionare il salotto buono, con mille idee da realizzare, oggi striscia a terra intento ad aggrapparsi alle risposte concrete che dovrebbero arrivare dalle istituzioni. Tutto nella speranza che per rimettersi in piedi non sia troppo tardi. Confcommercio intanto commenta le parole di Marchionni («Non sono attaccato alla sedia - aveva detto ieri - se c’è qualcuno che pensa di poter fare meglio di me si accomodi»). Per l’associazione «Le dichiarazioni del presidente sono condivisibili e rappresentano un segno di responsabilità riguardo i problemi che il Ccn si trova ad affrontare fin dalla sua nascita. È importante rendersi conto di cosa significhi assumere la presidenza di un’associazione, l’impegno reale, morale e istituzionale. Responsabilità e difficoltà che sono state espresse in varie sedi, non soltanto da Marchionni, ma da molti altri presidenti dei Ccn provinciali che si trovano - da imprenditori - a vivere un ruolo politico, mettendo faccia, tempo e firma su scelte importanti per le aree rappresentate». Ma Confcommercio va oltre e tocca i punti di frizione tra Ccn e istituzioni: «Le problematiche legate al bando regionale vinto (per cui ancora non sono arrivati i quattrini del Comune, né quelli degli esercenti, ndc), alla pedonalizzazione di piazza della Palma, così come il mancato posizionamento del Ccn in termini di “autorevolezza”, sono alcune delle questioni che ci si trova a dover affrontare. Non sono le uniche. Ce ne saranno delle altre, ma non sono né insormontabili né tantomeno preclusive dell’esistenza stessa del Ccn».

Poi sulla fuga dal consorzio da parte di alcuni consiglieri: «Nei consigli direttivi delle associazioni può succedere che alcuni membri rassegnino le proprie dimissioni: le associazioni però non sono fatte da singoli individui, ma dalla collettività dei propri iscritti. I consigli, le giunte cambiano, ma non per questo le associazioni cessano di esistere». Ecco, qui un paio di precisazioni vanno fatte: ad aver mollato sono Francois Khoury, Maurizio Ticci e Daniela Pacini. Ad affiancare in modo costante il presidente Marchionni sono rimasti dunque solo gli “Indipendenti” Enrico Collura e Giampaolo Baldi. Oltre ai “saltuari” Mauro Sbrana e Alfredo Vecchioni. Ma come ricordano da Confcommercio le associazioni non sono certo fatte dai colonnelli, bensì dai soldati semplici. E di truppe, anche all’ultima riunione, purtroppo ce n’erano ben poche. Tanto che il progetto sembra proprio non aver attecchito. «Lo scioglimento del Ccn sarebbe un atto estremamente dannoso per il centro storico» dicono ancora da Confcommercio. Parole che, di fatto, portano a non escludere uno scenario simile. «È necessario che tutti gli esercenti sostengano questo “strumento” e che l’Amministrazione comunale offra tutte le risorse (e non intendiamo solo quelle economiche) ai Ccn affinchè possano sviluppare il loro ruolo nella persecuzione degli scopi costituenti». Già, ma contano di più le idee o i numeri? Certo le idee, ma con questi numeri non si va da nessuna parte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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