Il Tirreno

Grosseto

Bambino fatto a pezzi nella pubblicità vegana

di Francesca Gori
Bambino fatto a pezzi nella pubblicità vegana

La campagna dell’associazione di Idee sbarca in città e innesca la polemica Il presidente: «È una provocazione per richiamare l’attenzione dei cittadini»

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Il pupazzo di un bambino fatto a pezzi e messo sotto vuoto, in una confezione identica a quella che si utilizza per vendere la bistecca. Smembrato. E una domanda diretta: «Chi mangi oggi?».

È la campagna choc che l’associazione d’Idee ha realizzato in città, affiggendo un manifesto nello spazio pubblicitario del sottopasso che porta allo stadio. A ridosso delle Mura, in un punto strategico per la circolazione in città. «In questo modo, lo vedranno in tanti».

Paolo Rossi è il presidente della onlus. Animalista convinto, antispecista e vegano da sei anni, è stato lui a voler portare questa campagna a Grosseto, unica città della Toscana dove campeggia il manifesto. «È una provocazione certo - dice - me ne rendo conto ma una pubblicità serve sempre a suscitare una reazione, e noi vogliamo esattamente questo».

L’idea dell’associazione e del suo presidente è quella di raggiungere più persone possibili e sensibilizzarle sul tema del maltrattamento degli animali. «È vero, chi mangia carne non mangia bambini - dice - ma comunque annichilisce e annulla la soggettività degli animali».Chi mangia carne, insomma, per i promotori della campagna «non si rende conto del dolore che provoca». E non è stato nemmeno semplice portare quel cartellone a Grosseto. Costa circa cinquecento euro e resterà al sottopasso dello stadio per quindici giorni.

«Il manifesto era nato per diventare una pubblicità - spiega Rossi - poi però il quotidiano la Repubblica ha detto all’associazione che lo aveva promosso che preferiva non uscire con quella pagina. L’idea grafica poi è rimasta all’associazione che ha deciso di condividerla. E così noi abbiamo pensato che questo manifesto potesse aiutarci a far riflettere i grossetani sul tema». Nella città di Canapone, i vegani non sono pochissimi. E alcuni ristoranti cominciano anche a inserire piatti senza alcun alimento che derivi dallo sfruttamento degli animali nei loro menu. «Vuol dire che si comincia ad avere attenzione su questi temi - aggiunge il presidente dell’associazione d’Idee - e lo dimostra anche il fatto che quando noi organizziamo le cene vegan, ci troviamo minimo in un centinaio di persone».

Se l’intenzione era quella di aprire il dibattito, l’associazione c’è riuscita bene.

Chi non è stato d’accordo con la campagna è il sindaco Emilio Bonifazi. «Tutti sono liberi di manifestare le proprie convinzioni e di promuovere le proprie idee - dice - diverso è invece utilizzare immagini violente capaci di provocare un grande impatto sui cittadini ma certamente prive del minimo buon gusto».

Una critica, questa, che viene smontata pezzo per pezzo dai promotori di quella campagna. «Siamo contro ogni forma di violenza - dicono - e per noi vedere su un cartellone l’immagine di un’aragosta morta o di un gambero pronto ad essere cucinato provoca lo stesso effetto». A Bonifazi quell’immagine, insomma, non è andata giù. «Giocare con il corpo dei bambini, anche se attraverso una bambola - dice - è intollerabile e come sindaco mi sento in dovere di condannare un uso tanto improprio di uno strumento pubblicitario, anche se semplicemente per diffondere la cultura vegana». Su Internet invece, in tanti ci hanno scherzato su. E la mente di chi ha commentato quella pubblicità è corsa subito alla vecchia storia dei comunisti che mangiavano i bambini. E in tempi di post-elezioni, c’è anche chi ironizza: «Ma non erano i comunisti che mangiavano i bambini? Secondo me è un manifesto del Pdl».

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa