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La magia del presepe vivente

La magia del presepe vivente

Successo di pubblico per l’allestimento organizzato da Marco Petri

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CASTEL DEL PIANO. Migliaia di persone hanno partecipato al presepe vivente di Castel del Piano che si è tenuto la notte del 28 dicembre.

L’amministrazione comunale che ha affidato la complessa macchina organizzativa a Marco Petri, ce l’ha fatta. Con l’impegno dei pochi operai comunali rimasti e le associazioni di volontariato partecipanti, con un ridimensionamento del perimetro dello spettacolo, alla fine il presepe è stato molto apprezzato: gli ambienti allestiti hanno avuto un grandissimo successo e la rappresentazione dell’ambiente della Natività è stato ricco di suggestione: sempre fitto di pubblico il sensuale e dissoluto “Palazzo di Erode” ricostruito nella disposizione, negli abiti preziosi e orientaleggianti, nelle musiche e nelle danze, dallo staff di Accademia Amiata Mutamenti di Giorgio Zorcù.

Oppure il maniscalco, davanti al quale bambini, soprattutto, si sono soffermati a lungo, stregati da questa antica arte di ferrare gli animali. Animali grandi protagonisti: come il recinto delle pecore, l’asino e il bue della capanna (animali di proprietà di Franco Castrini). Ma fino a tardissima ora gran gente davanti alle Logge, richiamata dallo squillo di tromba di Silvano Bartolomei, gran messo imperiale. In una piazzetta della Piana, intanto, accanto al mercato, su una pergamena, il censore Alessio scriveva con penna e pennino il nome e cognome di chi si fermava e consegnava il rotolo. Completamente finito il cibo e il vin brulè delle cantine, il pentolone di quello preparato dall’Avis si è praticamente volatilizzato in un batter d’occhio. Grande successo dell’intrecciatore di vimini e dei ricami che le ricamatrici della scuola di Laura Fazzi hanno continuato a lavorare fino a notte fonda, nonostante l’ora tarda. Immobili per ore e nascosti sotto le loro fasce e cappucci, i lebbrosi nel pagliericcio del lebbrosario a metà di via La Piana. E ancora atmosfera da natività con le musiche dell’Oriente eseguite dal vivo dai Maram di Taisir e col mercato dove i venditori esibivano sete e damaschi, rotoli di tela povera e di nastri e di trine. Dappertutto la musica e fumo e profumi di incenso e calore dei falò. Vicoli e viuzze illuminate da torce e da lumini, a rischiarare il percorso fino alla capanna, quest’anno posizionata nel punto più alto del paese vecchio, davanti alla chiesa di San Leonardo, dove dopo la mezzanotte sono arrivati i Re Magi con oro, incenso e mirra.

Fiora Bonelli

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