Il Tirreno

Grosseto

Confedilizia: «Affitti equi, c’è troppa concorrenza»

di Maurizio Bernardini

Commercio in crisi, sulle locazioni incide l’aumento della tassazione e l’associazione spiega: «La grande distribuzione in città è troppo forte»

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GROSSETO. Universo commercio: scoppiata (ieri sulle pagine del Tirreno, ndc) la polemica del “caro affitti” arrivano le prime reazioni. Sì, perché la questione è spinosa e ognuno vuol dire la sua, o mettere i puntini sulle i. Ecco che alle note ufficiali – Confedilizia ne ha diffusa una, ne parleremo più in avanti – vanno ad affiancarsi le repliche dei singoli privati. Tra chi si è sentito chiamato in causa c’è il proprietario del fondo che ospita - ancora per tre giorni - Il Lenzuolo, negozio storico di via San Martino destinato a sparire: “Per motivi di locazione siamo costretti a chiudere” aveva scritto su di un vistoso cartello appeso accanto alla cassa Stefania, affittuaria del fondo da molti anni. Ora, il succo della faccenda rimane intatto, ma qualcosa va precisato. L’aumento che la signora ha subìto non è di trecento euro, come da noi erroneamente scritto (e ce ne scusiamo, ndc) ma 131 euro. A precisarlo è lo stesso padrone dell’immobile, che lamenta d’aver penato un “Immeritato sputtanamento” per un affitto che è “Sotto mercato”. Ma c’è dell’altro. Perché oltre alla precisazione sulle cifre, il discorso è articolato su più punti: «Anche noi abbiamo le nostre spese, a partire dall’Imu. Quest’anno ho pagato, solo per i miei immobili, un qualcosa come 11 mila euro con aumenti sino al 135 per cento rispetto alla vecchia Ici. A questo devo aggiungere i denari non riscossi dagli inquilini: qui sono a quota 70 mila. Tutti quattrini su cui dovrò pagare comunque le tasse. Senza considerare l’aumento dell’Irpef». Un intervento per gran parte in linea con quello di Confedilizia. Anche la realtà che tutela i diritti dei proprietari d’immobili ha scelto di dire la sua sul “caro locazioni”: «L’incidenza degli affitti, fatta eccezione ai casi sempre più rari di alcune posizioni privilegiate del centro storico, non può essere individuata come causa principale delle lamentate difficoltà dei commercianti che – fino a oggi – hanno sempre potuto sostenere i relativi oneri». Eccola la risposta alle perplessità avanzate da molti esercenti. «Se gli inquilini piangono – titola la nota – i proprietari certamente non ridono». E infatti «Contrariamente a quanto riportato nel servizio apparso ieri sulle pagine del Tirreno, nessun proprietario può oggi permettersi il lusso di tenere sfitto un negozio, pretendendo canoni non più correnti nel mercato». E infatti i tempi sono cambiati. Tanto che c’è da fare i conti con «Considerevoli oneri fiscali - anche di natura patrimoniale - che stanno gravando in misura crescente sugli immobili». Ma se tutti piangono, chi è che ride? Confedilizia parla di una massiccia concorrenza da parte della grande distribuzione «Che in città ha assunto dimensioni sproporzionate alle potenzialità del mercato locale».

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