Il Tirreno

Grosseto

la battaglia di massimo borghi

E Gavorrano fece da apripista nella lotta alla “dipendenza”

GAVORRANO. In tema di lotta al gioco d’azzardo, in Maremma c’è un piccolo borgo che ha fatto da apripista. È Gavorrano, che nel 2010 decise di rendere illegale la presenza di slot machine e video...

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GAVORRANO. In tema di lotta al gioco d’azzardo, in Maremma c’è un piccolo borgo che ha fatto da apripista. È Gavorrano, che nel 2010 decise di rendere illegale la presenza di slot machine e video poker all’interno dei bar. Una battaglia di cui si è fatto promotore l’allora sindaco Massimo Borghi e che dura tutt’oggi, nonostante i terremoti politici che hanno scosso il Comune. Lo dimostra la mozione presentata al prosindaco Elisabetta Iacomelli da un consigliere di maggioranza, Antonio Melillo.

Un documento che chiede all’amministrazione di «sensibilizzare le aziende Asl per la promozione di percorsi di recupero per coloro che soffrono di dipendenza», di promuovere «progetti che portino all’eliminazione delle slot machine» e di «farsi parte attiva per il contrasto del gioco», coinvolgendo anche le altre istituzioni. Un impegno forte, che dia continuità a tutte quelle iniziative prese fino ad oggi che hanno portato Gavorrano ad essere una sorta di icona toscana nella lotta al gioco d’azzardo. «Il lavoro che nel corso degli anni la politica gavorranese ha prodotto in temi di dipendenze vi fa onore» dice Filippo Torrigiani di “Avviso Pubblico” in una lettera inviata in Comune. L’associazione che presiede infatti rappresenta gli enti locali impegnati nella formazione civile contro le mafie. Ma non è l’unico riconoscimento arrivato per questa battaglia. Qualche mese fa Massimo Borghi è stato premiato per il suo impegno dall’associazione “Caponnetto”, anche questa nata per contrastare il fenomeno mafioso. Del resto, al di là dei disagi sociali che il gioco provoca in chi ne diventa dipendente, uno dei problemi maggiori che ha spinto Gavorrano in questa battaglia riguarda proprio il doppio filo che lega le slot machine alla criminalità organizzata. «Il gioco d’azzardo consiste – scrive Melillo nella mozione – di uno strumento appetibile e funzionale per esercitare usura e per riciclare il denaro sporco».

Alfredo Faetti

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