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Grosseto

Un atto premeditato o solo sofferenza? La diocesi s’interroga

Un atto premeditato o solo sofferenza? La diocesi s’interroga

Don Gianfelici: «Bisogna capire come sia nato questo gesto per decidere se è necessaria la preghiera di riparazione»

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GROSSETO. Che serva una preghiera di riparazione o che basti soltanto cancellare i segni di quello che è successo la sera di Natale a Istia d’Ombrone lo dovrà stabilire la diocesi di Grosseto. Don Desiderio Gianfelici, vicario del vescovo ha poca voglia di parlare. La ferita per la comunità è ancora fresca e soprattutto, mancano gli elementi principali per decidere il da farsi. «Non abbiamo dati oggettivi sui quali ragionare e nemmeno utili per capire cosa dovremmo fare, almeno per ora - spiega - perché è successo tutto da poco, e ancora dobbiamo confrontarci». Quello che la diocesi deve capire, è se la donna abbia devastato l’altare della chiesa del santissimo Salvatore per colpire direttamente la chiesa. O se invece, la sua, sia stata una furia cieca che si sarebbe potuta scatenare anche in un altro luogo. Nel primo caso, si tratterebbe di profanazione. Nel secondo, soltanto di un gesto di estrema sofferenza. «L’unica cosa che sappiamo oggi - aggiunge don Desiderio - è come sono andate le cose. Conosciamo il fatto, quello che è successo, ma non suamo certo in grado di collocarlo esattamente». Il lavoro della diocesi, ora, è quello di capire. «Intanto sospendiamo ogni forma di giudizio su questo episodio - dice il vicario del vescovo - e soprattutto evitiamo di ingigantire un atto che sì, ha colpito una comunità, ma che ha bisogno ora di essere analizzato con serenità». (f.g.)

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