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«Satana, Satana» e devasta la chiesa
Distrutto l’altare della parrocchia del Santissimo a Istia Follia nella sera di Natale: donna di 37 anni ricoverata
ISTIA D’OMBRONE. Il Bambin Gesù è l’unica cosa rimasta integra ai piedi dell’altare, nella sua cesta di vimini. Era nato poco prima, nella chiesa del santissimo Salvatore a Istia d’Ombrone, era arrivato per Natale e per tutto il giorno era rimasto lì, sorvegliato dal grande crocifisso barocco, quello del 1.600, vanto storico della chiesa. Il portone era aperto, e alle otto della sera di Natale, per strada non c’era nessuno. È stata la violenza delle botte, i candelabri pesi tre chili e passa utilizzati come mazze da baseball, le urla incontenibili che sembravano arrivare da un corpo che di umano non pareva avere più nulla, il rumore che fa il marmo quando, in blocchi da decine di chili, cade sul pavimento di una chiesa deserta a navata unica. Il rumore dei vetri in frantume, il silenzio degli schizzi di sangue ovunque, sul pavimento, al di là della porta d’ingresso, sul manifesto con l’immagine di Gesù ormai sulla croce, ormai ucciso, ormai consumato nella sua Passione che è dolore.
Poi, davanti alla chiesa, quell’altra di immagini: una donna minuta, scalza, coperta soltanto con una tunica bianca che si avvicina alla volante della polizia intervenuta per fermarla. Ancora violenza e urla. L’auto con i lampeggianti blu è stata presa a testate dalla trentasettenne che poi è saltata sul cofano e ha cominciato a saltare.
«Sembrava indemoniata», ha detto chi l’ha vista. Sulla piccola piazza della frazione che conta millecinquecento anime, si affacciano le case. Sono stati gli abitanti a dare l’allarme e a chiedere che intervenisse la polizia per fermare quella devastazione. Pensavano che ci fossero più persone, dentro la chiesa, a distruggere quel luogo caro che il giorno di natale lo diventa ancora di più. Invece c’era una donna sola, c’era il padre di lei, che ha cercato di fermarla, suo fratello che per calmarla le avrebbe anche fatto alcuni segni della croce davanti. Provarle tutte, assecondare probabilmente una spinta che veniva da dentro di lei e che è esplosa all’improvviso, con una forza straordinaria che si è trasformata in un’umana arrendevolezza solo quando i sanitari del 118 sono riusciti a sedare la donna e portarla all’ospedale. All’improvviso, sulla lettiga dell’ambulanza, la trentasettenne si è rifatta piccina com’è. È ridiventata quella donna gracile, coperta soltanto da una tunica e dal suo sangue che aveva fatto una pozza davanti alla porta.
Lei è stata ricoverata in psichiatria, gli agenti delle volanti sono tornati in questura con l’auto ricoperta di sangue e con i segni delle botte addosso. Due di loro sono andati a farsi medicare al pronto soccorso e ne avranno per una settimana. In quattro, non riuscivano a contenere la furia di quella donna che continuava ad urlare loro parolacce e provocazioni. A manifestare un odio così forte da non farle sentire il dolore quando si è gettata correndo contro le vetrate che coloravano la porta della chiesa.
Per le denunce ci sarà tempo. La chiesa del Santissimo è chiusa e le funzioni si svolgeranno tutte a San Sebastiano. La diocesi non ha ancora dato disposizioni a don Mirko Scoccati per sistemare quel pandemonio che si è scatenato sotto l’altare. È rimasto tutto fermo, immobile, così come lo ha lasciato la donna che uscendo dalla chiesa urlava «Satana, satana» prima di tagliarsi, di ferirsi. Don Mirko, ieri, ha pregato tutto il giorno e ha organizzato una veglia di preghiera per la donna. «È ferita nel corpo e nello spirito - dice - dobbiamo rivolgerci al Signore e chiedere la sua Misericordia». Preghiera rivolta anche al Bambin Gesù, che ieri era ancora nella sua cesta, in mezzo alla devastazione.
@francegori
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