Il Tirreno

Grosseto

Un Natale di pace in tempo di guerra. A Herat con i soldati del 4° Stormo

di Francesca Gori
Un Natale di pace in tempo di guerra. A Herat con i soldati del 4° Stormo

L’orbetellano Fabio Mengoni: «Abbiamo tanto da imparare da queste persone»

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ORBETELLO. A Camp Arena ci sono sedici gradi. Fabio Mengoni è capo nucleo impianti idrotermici del Quarto stormo. È a Herat, passerà il Natale là dove ancora si respira aria di guerra e primavera. Lontano da Orbetello, dalla laguna, dall’arancio acceso che al tramonto sposa il mare. Lontano da sua moglie e da sua figlia. Mengoni è un militare dell’Aeronautica che in qualche modo, quella sua appartenenza, ce l’ha scritta nel cielo: è nato 48 anni fa a Orbetello, il 28 marzo, lo stesso giorno in cui (decenni prima) la Regia Aeronautica diventò una nuova Forza Armata. Nel 2008, Mengoni decise che era arrivato il momento di partire: prima in Kossovo, ora in Afghanistan. Ed è a Herat che trascorrerà il Natale, insieme a persone come Aziz e Afisullah, due idraulici suoi collaboratori che sanno condividere un valore vero come l’amicizia. «Lavorano con noi da cinque anni - racconta - e da quando sono arrivato, ci siamo scoperti giorno per giorno». Sono diffidenti, all’inizio, gli afghani. «Ti osservano, ti studiano e quando capiscono che il tuo lavoro lo sai fare - spiega - cercano di assorbire il più possibile, hanno voglia di imparare, di migliorare, si mettono al tuo servizio». Il lavoro è cemento, in zone come quelle. Il lavoro diventa casa, dove c’è stata la guerra. «Ricordo - dice - Aziz, il più anziano, dopo circa un mese mi disse nel suo italiano stentato, “tu sei lontano casa, la tua famiglia è lontana, io lavoro per te, ecco il mio numero di telefono, tu chiama anche di notte". È stupendo vedere la gratitudine nei loro occhi, è solo per questo che vale la pena essere qua». Anche quest'anno a Camp Arena è stata organizzata una giornata con i figli dei lavoratori. «Il sorriso di quei bambini, scalda il cuore». Mengoni lo sa cosa vuol dire il sorriso di un figlio. Sposato con Stefania, dipendente Asl, ha una figlia, Giulia, che studia all’Università. A Natale, Fabio, padre e marito, sarà lontano da casa. «E magari mi toccherà anche riparare qualche tubo per dare acqua a tutti», dice. Si scherza, anche a Herat. E si aspetta di festeggiare Natale. Domani la popolazione afghana sarà insieme ai militari a Camp Arena. «Con i miei colleghi abbiamo preparato un piccolo presepe e un albero di Natale - racconta - con la collaborazione entusiastica dei nostri amici afghani». In medio Oriente, il Natale profuma di altro. La situazione ancora non è facile. «Ma nella zona di competenza italiana - aggiunge - la situazione è molto migliorata in questi ultimi anni. Me lo dicono i miei amici afghani, che finalmente riescono a vedere un futuro». Un futuro che profumi di pace, Dove la guerra sia lontana. Buon Natale.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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