Il dolore
«Un’altra morìa senza colpevoli»
Pecchioli (Fipsas) contesta le procedure: serve il monitoraggio
SCARLINO. Mario Pecchioli, componente del settore federale acque e impianti della Fipsa (Federazione Italiana Pesca Sportiva) contesta le conclusioni a cui è giunta l’Arpat sulla morìa nel canale di Scarlino.
«Alla luce delle puntuali informazioni fornite dall'Arpat – scrive Pecchioli –, relativamente alla moria di fauna ittica del 1 dicembre scorso nel canale emissario di Scarlino, nonché sulle problematiche tuttora esistenti che non possono consentire di individuare precise responsabilità ad una delle aziende che sversano i propri reflui nel canale, mi sia consentito, purtroppo, dover constatare che quello che avevo anticipato (è sperare troppo) sì è puntualmente verificato e cioè che l'ennesima moria registrata all'interno del canale verrà archiviata senza colpevoli a meno che non si pensi che vi sia stato un suicidio collettivo (proverò a scrivere ai Maya). L'ipotizzato sistema di “monitoraggio in continuo” della qualità delle acque immesse nel canale ancora non realizzato, e di cui non si è a conoscenza di eventuali termini ultimativi, non può quindi assicurare che tali eventi continuino a ripetersi nel tempo a conferma della scarsa considerazione nei confronti della fauna ittica da parte di chi ne ha dirette responsabilità sulla sua tutela. Non posso inoltre non constatare che, alla luce del ripetuto pronuciamento dell' Istituto Zooprofilattico e cioè che “l'avanzato stato di decomposizione dei pesci ha impedito di esprimere più puntuali valutazioni sulle cause della morìa”, occorra altresì richiamare l'attenzione di coloro che, nelle circostanze, effettuano il loro recupero sulle procedure da seguire e che peraltro furono oggetto di un apposito corso formativo (Morie di fauna ittica nelle acque libere: gestione e controllo) promosso dallo stesso Istituto e svoltosi a Pisa nel novembre 2009».
«Allo stesso – conclude Pecchioli – parteciparono anche funzionari della Provincia e quindi da questi sarebbe auspicabile aspettarsi un puntuale rispetto di tali procedure onde evitare il ripetersi dell'impossibilità, da parte dello stesso Istituto, di risalire alle cause che le determinano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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