Sicurezza
La moglie lo accusa, ma viene assolto
Più volte refertata in ospedale per traumi da percosse. Il giudice lo manda libero: «Troppe le contraddizioni»
MONTE AMIATA. Prima le avrebbe detto che era “troppo vecchia”, poi avrebbe portato altre donne a casa, inoltre le avrebbe impedito di usare gli elettrodomestici, infine l'avrebbe minacciata con un coltello o una bottiglia di vetro, picchiandola. Ma è stato assolto dalle accuse di maltrattamenti e violenze nei confronti della moglie formulata dalla Procura. Il giudice Marco Mezzaluna ha assolto l'uomo, cittadinanza marocchina, 34 anni, abitante sul Monte Amiata: i fatti non sussistono, troppi i dubbi e le contraddizioni, le dichiarazioni della moglie sono in contrasto con le testimonianze. Anche il pm onorario Di Guglielmo aveva sollecitato il proscioglimento dello straniero, difeso dall'avvocato Alessio Bianchini. I fatti erano emersi in occasione di un litigio del marzo 2010, per il quale erano arrivati i carabinieri. Quel giorno, ha stabilito il giudice in base alle testimonianze dei militari e di chi era presente al litigio, la donna si “era tirata da sola i capelli e si era graffiata in preda a una crisi isterica, come spesso accade nella cultura araba dove per disperazione si può arrivare a infliggersi lesioni, sotto forma di graffi e capelli strappati” (10 i giorni di guarigione refertati). Quel che è assodato è che il putiferio era scoppiato quando la moglie (in compagnia della nipote e da un'altra donna) era arrivata a casa dando vita a una scenata di gelosia. Episodio non infrequente, anche perché una volta l'uomo era stato effettivamente trovato in compagnia di una ragazza. La nipote ha però testimoniato di non aver visto l'imputato picchiare la zia. E sulla causa del litigio ha detto in aula che l'imputato – presso il quale viveva - le aveva fatto delle avances: durante la settimana la zia era assente perché altrove per motivi di lavoro. Aveva aggiunto che il rapporto tra gli zii era peggiorato dopo che lui era tornato da un periodo passato in Marocco e aveva iniziato a bere, portando a casa amici e ragazze. Un altro teste ha invece spiegato che la causa che aveva scatenato il litigio di quel marzo era stata la richiesta fatta dall'imputato alla nipote di contribuire alle spese familiari. Lui e un altro teste hanno infine negato di aver assistito o sentito parlare di maltrattamenti o violenze. Da qui la pronuncia dubitativa del giudice in favore dell'imputato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
