Il dolore
«Cigs alla Mabro, ritardi non nostri»
GROSSETO. Ritardi nella consegna dei documenti per la cassa integrazione? «Solo ventiquattro ore, che non avrebbero cambiato nulla». L’errore nella documentazione per la richiesta della cassa...
GROSSETO. Ritardi nella consegna dei documenti per la cassa integrazione? «Solo ventiquattro ore, che non avrebbero cambiato nulla». L’errore nella documentazione per la richiesta della cassa integrazione per le vestaglie azzurre non può essere attribuito ai sindacati. Nonostante poi la toppa sia stata messa dalla Banca di Maremma che ha deciso di erogare di tasca propria 140mila euro, mettendo a garanzia le fideijussioni personali del cda e della dirigenza, i documenti arrivati alla Regione erano completi già due giorni fa.
«Qui non si tratta di fare eroi o contro eroi - spiega Fabio Della Spora, segretario della Femca Cisl - ma soltanto di dire le cose come stanno». E cioè che la documentazione inviata ai sindacati e quindi ai lavoratori della Mabro, mancava un allegato. Consegnato, il giorno dopo, dal segretario della Uil Luigi Baiocco. «Il ritardo nella presentazione della documentazione - aggiunge Della Spora - è stato di sole 24 ore. Un ritardo al quale non poteva essere addebitato il ritardo nell’erogazione della cassa». Quello, semmai, andrebbe ricercato nel fatto che Fidi Toscana, dopo tutte le vicende che hanno coinvolto la fiduciaria della Regione, ha deciso di seguire alla lettera il protocollo e prendersi il tempo necessario per verificare la disponibilità finanziaria del fondo regionale.
Polemiche a parte, il ragionamento dei sindacati è semplice. «La cassa integrazione scade a febbraio - aggiunge il segretario della Femca Cisl - e allora bisognerà capire a che punto della vertenza siamo. Cioè, se il lavoro in qualche modo si sarà strutturato e se l’azienda sarà in grado di camminare con le sue gambe, senza ricorrere agli ammortizzatori sociali».
Una stoccata, poi, il sindacalista la rivolge all’azienda. «Martedì mi aspettavo di essere chiamato da Abbigliamento Grosseto - aggiunge - perché ci avevano detto che sarebbe stato firmato un contratto per un migliaio di capi in più da mettere in produzione subito.Non ho ricevuto alcuna comunicazione». La fame che c’è, quindi, per Della Spora, è la fame di lavoro. «Poi ognuno di noi continua a fare quel che può - aggiunge - ma quello di cui hanno bisogno i lavoratori sono certezze e, per un’azienda come la Mabro, capi da mettere in produzione». (f.g.)
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