Sicurezza
Pistola alla tempia violentava prostitute fingendosi poliziotto
Un siciliano di 45 anni in carcere: riconosciuto in foto Colpi simili tra Rispescia e Pisa nel maggio scorso
GROSSETO. Si presentava come poliziotto, puntava una pistola che appariva più che vera, pretendeva un rapporto sessuale, si allontanava senza pagare. Talvolta, portava via anche quelle poche decine di euro che le ragazze avevano con sé. Dovrebbe essere stato responsabile di almeno tre colpi, tutti con le medesime modalità operative, tra Pisa e Grosseto: è finito in carcere per quello avvenuto il 23 maggio sull'Aurelia, a Rispescia, ai danni di una prostituta dominicana cui aveva portato via anche il telefonino, oltre a 50 euro ricevuti dal cliente precedente. La targa della sua Golf, anche se parzialmente memorizzata dalle vittime, e le tracce lasciate dal proprio cellulare hanno messo nei guai Antonino Messana, 45 anni, originario di Palermo e residente a Calcinaia, falegname navale attualmente disoccupato, riconosciuto in foto dalle vittime e rintracciato dai carabinieri ad Alcamo; è rinchiuso da una decina di giorni nel carcere di Trapani. Interrogato per rogatoria, non ha risposto.
I militari del Norm e della sezione di pg della Procura hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale e rapina emessa dal gip Bilisari e chiesta dal pm Navarro. Tutto era partito alle 10,30 del 23 maggio scorso, quando la ragazza - che normalmente esercita su un camper - aveva raccontato di essere stata rapinata dopo essere stata costretta a subire un rapporto sessuale sotto la minaccia di una pistola puntata alla tempia. Lo descriveva (accento meridionale, stempiato, altezza normale, 40-45 anni) e dava una parte della targa della Golf su cui si era allontanato. Ricevuto il fascicolo dal pm, i carabinieri accertavano che con il telefono portato via alla ragazza il rapinatore aveva contattato poco dopo due prostitute della zona di Pisa. Una di loro aveva riconosciuto in Messana la persona che l'aveva chiamato: perché lui era l'unico, tra i clienti abituali, ad avere il numero del suo cellulare privato. E recentemente aveva ricevuto da lui sms minacciosi. L'altra aveva spiegato di aver ricevuto quel mercoledì mattina una telefonata in cui la prima ragazza (che aveva anche un I-phone, non trovato da Messana) aveva raccontato di aver subito una rapina.
Ce n'era abbastanza. Ma nel fascicolo sono entrati altri episodi. I carabinieri di Pisa il 27 maggio erano riusciti a raccogliere la testimonianza di una prostituta romena che aveva raccontato di aver subito due settimane prima la rapina da parte di una persona calva, con una Golf dalla targa corrispondente a quella di Rispescia. La sera stessa, in località Madonna dell'Acqua, una pattuglia aveva intercettato l'auto e trovato Messana alla guida e una pistola scacciacani all'interno: un'arma in tutto e per tutto simile, anche nel peso, alla Beretta 92 in dotazione alle forze dell'ordine. Quando i carabinieri erano arrivati, due prostitute ungheresi si erano avvicinate denunciando che una di loro era stata rapinata proprio da Messana. Le testimonianze si erano poi arricchite con quelle rese separatamente di una ragazza dell'est Europa e, indirettamente, di una romena: «ci ha minacciato con un pistola». La comprensibile omertà del mondo della prostituzione (nessuna delle ragazze, tra l'altro, si era mai fatta refertare) si era squarciata.
Quel rapporto costituisce violenza sessuale anche se con una prostituta perché commesso sotto la minaccia dell'arma, ha ritenuto il gip. Che ha messo in carcere Messana (che ha precedenti di polizia) per il pericolo di reiterazione del reato e la personalità violenta: messaggi minatori a una delle ragazze erano arrivate fino all'ottobre scorso e spesso Messana avrebbe paventato ritorsioni in caso di denuncia.
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